Caldo, incendi e siccità: agricoltura russa in crisi, crolla il raccolto di grano

Brutte notizie sul fronte dell’agricoltura. Mentre in tutto il mondo si delineano i contorni di una pericolosissima crisi alimentare, dopo gli Stati uniti anche la Russia – terzo esportatore mondiale – ha annunciato un taglio delle stime di raccolta di cereali per il 2012. E, anche se Mosca ha rassicurato che non intende bloccare l’export come già fece nel 2010, comunque la notizia getta una nuova luce sinistra. Il ministro dell’Agricoltura russo Nikolai Fedorov ha riconosciuto in un ‘intervista alla televisione russa Vesti che la tendenza dei raccolti “non è molto favorevole”. A questo punto, secondo il ministro, “non si può più parlare di 80 milioni di tonnellate, si tratta piuttosto di 75 milioni di tonnellate” di cereali. E’ la siccità che, anche in Russia, sta colpendo duro. In particolare ne sono interessate numerose regioni agricole nel bacino del mar Nero, nel sud del paese. A, a rendere il raccolto ancor meno ricco, ci ha pensato anche il gelo vissuto da quelle regioni nello scorso inverno.

Già così la situazione è preoccupante. Per avere un parametro di confronto: lo scorso anno gli agricoltori russi avevano raccolto qualcosa come 92 milioni di tonnellate. Ma le cose rischiano anche di andar peggio, visto che gli analisti s’attendono che vi sia ancora una revisione al ribasso. Fedorov dal canto suo rassicura che 75 milioni di tonnellate “non è per nulla una cifra che ci fa paura”, ricordando che nel 2010 – anno in cui la Russia visse una pesante siccità – il raccolto s’era fermato a “circa 60 milioni di tonnellate”. Rassicurazioni, queste, dirette ai mercati mondiali, che hanno già visto con ansia il fallout della pesante siccità negli Stati uniti. Ma che comunque non eliminano il rischio che il prezzo dei cereali salga ancora. Dopo l’annuncio del taglio delle previsioni di raccolto negli Usa, gli indici della Fao, l’organizzazione Onu che si occupa di cibo e agricoltura, hanno registrato un aumento dei prezzi del 6 per cento. Si tratta di oscillazioni che, in un mercato globale fragile e delicato, possono fare in certi paesi la differenza tra la vita e la morte per fame.

Il timore che Mosca potesse reimporre un embargo all’export di cereali è particolarmente diffuso in questi giorni. Dopo la siccità del 2010 la Russia lo fece e lo tenne in piedi fino al primo luglio del 2011. “L’eventualità di una ripetizione di questo scenario ha pesato come una spada di Damocle sul mercato del frumento nelle ultime settimane”, ha scritto l’organismo pubblico francese France Agrimer. Fedorov tuttavia di embargo all’export non ne vuole sentir parlare. Il ministero, ha detto il suo capo, “è categoricamente contro misure che limiterebbero e distruggerebbero il mercato mondiale”. Si tratterebbe di iniziative che avrebbero “l’effetto boomerang di far balzare i prezzi per i consumatori”. E ha ricordato che la Russia dispone anche di 17 milioni di tonnellate di riserve. “Tenendo conto del fatto che il consumo interno di cereali si stabilisce attorno ai 70 milioni di tonnellate, possiamo mettere in campo un potenziale di esportazione, in particolare di frumento”.