L’Istituto di Geofisica statunitense ha cancellato l’allarme tsunami per Filippine ed Indonesia, dopo il sisma di magnitudo 7,6 avvenuto al largo delle coste filippine; un’onda anomala di 16 centimetri ha effettivamente raggiunto la costa filippina nei pressi di Surigao, senza che si abbia alcuna notizia di vittime o danni. L’Istituto di Vulcanologia e Sismologia delle Filippine ha registrato un’onda anomala di 16 centimetri a Surigao, nell’est delle Filippine, dopo il sisma di magnitudo 7,6 che ha colpito l’arcipelago. “Confermiamo un’onda di 16 centimetri registrata a Surigao ma non vi sono informazioni da altre aree“, ha spiegato il direttore dell’Istituto, Renato Solidum. Anche il Pacific Tsunami Warning Center ha confermato la formazione di una mini-onda anomala, aggiungendo che alle 15.43 (ora italiana) un’onda di tre centimetri ha toccato Legapsi, sempre nella parte est dell’arcipelago.
COME SI FORMA UNO TSUNAMI – Una gigantesca quantita’ d’acqua spostata dalla liberazione di una fortissima energia scatenata da un evento sismico: cominciano cosi’ i terribili Tsunami. Temibile evento atteso a breve nelle Filippine, in particolare nell’arcipelago delle Ryukyu e isole piu’ meridionali della prefettura di Okinawa, il centro di monitoraggio del Pacifico ha lanciato un allerta Tsunami per Indonesia e Filippine, dopo un sisma di magnitudo 7.9 al largo delle Filippine. Il timore e’ una ripetizione della catastrofe del 26 dicembre 2004, che colpi’ il Mar delle Andamane e nel Sud-Est asiatico. Oltre che dai terremoti, questi fenomeni possono essere generati anche da vulcani sottomarini, da esplosioni o dall’impatto di meteoriti. Il termine giapponese Tsunami significa letteralmente ”onda del porto”, a indicare l’impatto violento di questi fenomeni sulle coste. Nel caso di un terremoto, l’onda viene generata dalla spinta che avviene nel momento in cui la crosta terrestre si deforma progressivamente fino a fratturarsi. Le deformazioni che avvengono sul fondale creano perturbazioni nell’equilibrio dell’acqua finche’ l’energia liberata al momento della frattura non provoca l’onda. Una grande quantita’ d’acqua comincia cosi’ a spostarsi ad una velocita’ notevole, paragonabile a quella di un aereo di linea (700 km all’ora). Un fenomeno impressionante ma appena percettibile in mare aperto perche’ l’onda all’inizio e’ lunghissima: la sua lunghezza e’ centinaia di volte maggiore rispetto all’altezza e di conseguenza la pendenza dell’onda e’ quasi impercettibile.
Quando, pero’ l’onda comincia ad avvicinarsi alla costa le cose cambiano. L’onda infatti rallenta non appena entra in acque basse e la sua energia puo’ concentrasi fino a creare un vero e proprio muro d’acqua alto fino a 30 metri. L’impatto e’ devastante perche’ onde come queste hanno una capacita’ di erosione tale da cancellare in un attimo spiagge e vegetazione, distruggere le case e gli edifici che si trovano sulla costa e da provocare allagamenti fino a centinaia di metri nell’entroterra. Lo Tsunami e’ costituito da un treno di onde che viaggiano a migliaia di metri di profondita’. Queste onde d’urto non sono molto alte in alto mare e le navi di una certa dimensione non ne sono colpite in modo particolare. Il problema nasce quando l’enorme energia dello Tsunami viene convogliata dalla particolare conformazione di alcune coste (ad esempio quelle frastagliate e piene di insenature di alcuni arcipelaghi dell’Oceano Indiano), dai fondali bassi man mano che la costa s’avvicina o da altri ostacoli, magari artificiali come un grande porto.


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