Le ultime piogge registrate in Italia nella seconda meta’ di luglio hanno spostato in avanti la lancetta dell’orario degli incendi che sono arrivati subito dopo. Normalmente infatti durante la stagione piu’ calda su questo fronte l’emergenza puo’ scattare anche alle sei del mattino, mentre con un terreno dove sono rimaste tracce di umidita’ arriva piu’ tardi, dopo pranzo. ”A salvare i terreni – spiega Marco Pezzotta, vice questore aggiunto del Corpo forestale – e’ stata la pioggia, come si e’ visto nelle settimane passate: dal 16 al 22 luglio sono stati rilevati 826 incendi in Italia, quasi esclusivamente nelle regioni del Sud. Una cifra che con le piogge, dal 23 al 29 luglio, e’ crollata a 164”. Nelle giornate immediatamente successive alle precipitazioni ”si registra una ripresa – aggiunge Pezzotta – ma non un ritorno ai regimi estivi normali”. A fare la differenza sono sempre le piogge: ”Nonostante i 40 gradi – racconta il vice questore aggiunto del Corpo forestale – laddove ha piovuto il terreno alla base e’ ancora umido e c’e’ un velo di rugiada la mattina che d’estate normalmente non c’e’, specie in zone non cittadine. Quando l’umidita’ si smaltisce a livello superficiale, dalla vegetazione e dal suolo, e’ dopo ora di pranzo. Normalmente d’estate gli incendi partono dalle sei del mattino, invece se ha piovuto nei giorni precedenti se scoppia qualcosa comincia nel pomeriggio”. Per gli incendi ci sono anche analisi di distribuzione per giorni della settimana, che variano moltissimo da un posto all’altro. ”In alcune regioni – spiega Pezzotta – e’ piu’ la domenica il giorno a rischio, mentre in altre puo’ essere il mercoledi’. Ad esempio nei giorni festivi si verificano gli incendi dovuti a incuria dei turisti, perche’ fanno il barbecue o parcheggiano le auto sull’erba”. Il fattore climatico rimane pero’ quello fondamentale e un protratto periodo di siccita’ provoca un aumento degli incendi boschivi, anche laddove non e’ previsto. Su questo fronte il 2012 registra una grossa anomalia, annunciata negli anni precedenti, relativa alla localizzazione degli incendi invernali. ”Normalmente gli incendi invernali – racconta il vice questore aggiunto del Corpo forestale – avvengono sull’arco alpino e in Liguria. Invece stanno cominciando gli incendi invernali nelle regioni meridionali. A febbraio la Campania e’ stata tartassata e questo ha comportato grossi problemi anche per la lotta all’incendio, perche’ d’inverno al Sud le sale operative regionali possono non essere attivate, cosi’ come gli operai stagionali e i mezzi antincendio, che necessitano di manutenzione”. Quindi essersi trovati di fronte a incendi invernali in regioni ”scoperte” dal punto di vista della macchina organizzativa e’ stato un problema. Il motivo e’ ancora climatico, per l’inverno passato come per l’estate 2012. ”Quest’anno – afferma Pezzotta – ci sono state nevicate ingenti a inizio febbraio e poi la fine delle precipitazioni, quindi la coda dell’inverno e’ stata particolarmente secca. La primavera poi non ha avuto precipitazioni importanti e quindi ci siamo trovati davanti ad un inizio estate con il suolo molto secco e fattori predisponenti agli incendi”.
Emergenza incendi, le piogge “spostano” in avanti l’orario dei roghi


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