Migliaia di ettari di vegetazione spontanea, coltivazioni e boschi bruciati, danni per molti milioni di euro e soprattutto gravi ferite all’ecosistema. Criminali incendiari hanno colpito duramente nei giorni scorsi due importantissime aree protette della Sicilia orientale, l’Etna e il Parco fluviale del fiume Alcantara. Gli incendi, tutti dolosi e intenzionali, hanno coinvolto due aree a pochi chilometri di distanza in linea d’aria, il versante nord est del vulcano e la riva destra del fiume, che ricade nella provincia di Catania.
I danni maggiori li ha subiti la zona dell’Alcantara. Qui le fiamme, appiccate da qualcuno in diverse zone contemporaneamente in una giornata particolarmente calda e ventosa, sono andate subito fuori controllo e si sono propagate per diversi chilometri sulle colline che separano il massiccio etneo dalla valle in cui scorre il fiume, una zona aspra, ricca di vegetazione spontanea e boschi, difficilmente raggiungibile via terra dagli operatori della forestale.
Tanto che l’incendio è durato parecchi giorni, e ogni giorno si accendevano nuovi focolai. Le fiamme sono arrivate a lambire le zone più pregiate dell’area, dalle Gole dell’Alcantara, grande attrazione turistica, al sentiero naturalistico delle Gurne fino alla collina sui cui resistono ancora i ruderi del Castello di Francavilla. Denuncia limiti e ritardi invece il vicepresidente del Parco dell’Alcantara Andrea Scarpignato, che ha parlato del ritardo nell’intervento dei Canadair, della mancata attivazione di una vedetta antincendio per ragioni economiche e della insufficienza dell’organico della Forestale nella zona. Può darsi che i forestali in Sicilia siano troppi, ha aggiunto, ma probabilmente non sono utilizzati in modo produttivo.
– di Turi Caggegi –


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