L’Aliseo di SE raggiunge la sua massima intensità, si indebolisce quello di NE; situazione adatta per la formazione degli uragani nel cuore dell’Atlantico?

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Il flusso dell'Aliseo di SE che raggiunge la sua massima intensità in Atlantico

Sull’Atlantico tropicale sta per iniziare il periodo clou della stagione delle tempeste e degli uragani. In questi giorni, a causa del particolare dislocamento del baricentro degli anticicloni sub-tropicali permanenti e del posizionamento settentrionale (a nord dell’equatore) dell’ITCZ, il cosiddetto “fronte di convergenza intertropicale”, l’Aliseo di SE sta raggiungendo la sua massima intensità sopra l’Atlantico meridionale tropicale, spirando con notevole forza in pieno oceano. Il sostenuto flusso dell’Aliseo di SE, visto la massima elevazione annua dell’ITCZ, riesce ad oltrepassare la linea dell’equatore geografico, in mezzo all’Atlantico, sconfinando fino all’emisfero boreale, all’altezza dei 10°-11° di latitudine nord (localmente anche più a nord). Una parte del flusso legato all’Aliseo di SE dell’Atlantico meridionale invece risale il tratto di oceano a largo delle coste dell’Africa occidentale, tra la costa namibiana e quella dell’Angola, per poi raggiungere l’area del Congo, il Gabon e il golfo di Guinea iniziando a piegare verso destra e trasformandosi in una ventilazione più da S-SO o SO, definita proprio con il termine di “Monsone di Guinea”.

Il sostenuto flusso dell'Aliseo di SE sta sollevando onde alte più di 3-4 metri sull'Atlantico meridionale, alcune di queste si propagano fino al golfo di Guinea

Difatti il “Monsone di Guinea” altro non è che l’Aliseo di SE che giunto in prossimità del golfo di Guinea e delle coste dell’Africa occidentale viene deviato verso destra, da S-SO o SO, a causa della presenza di una profonda depressione termica che a seconda delle stagioni si sposta tra l‘Africa centrale e la fascia del Sahel. Durante il periodo estivo (estate boreale), quando sul Sahel si raggiungono i massimi picchi di insolazione con il sole allo “Zenit”, sul Sahel occidentale (tra Niger, Mali e sud della Mauritania) l’intensa calura che si accumula agevola la formazione di una ampia depressione termica al suolo che richiama l’umida ventilazione del “Monsone di Guinea” fino ai confini più meridionale della grande regione desertica del Sahara. L’aria più umida e temperata di origine oceanica che risale dal golfo di Guinea, scontrandosi con quella molto più calda e secca preesistente sopra le vaste distese semi-desertiche dell’area sub-sahariana, porta con se acquazzoni e forti temporali che interessano soprattutto la Guinea, il Burkina Faso, la Nigeria centrale, il sud del Ciad, il South Sudan e il Sudan più meridionale.

Il modello GFS evidenzia l'approfondimento di una circolazione depressionaria tropicale ai margini delle "Calme equatoriali" presenti in Atlantico

In questo periodo il notevole rinforzo dell’Aliseo di SE a sua volta alimenta e rinvigorisce la circolazione monsonica di Guinea che penetrando nel cuore dell’Africa centro-settentrionale riesce a portare piogge preziose per le popolazioni che vivono nei paesi dell’Africa sub-sahariana, la cui economia si basa principalmente sull’agricoltura e l’allevamento. In più il teso Aliseo di SE sta agitando sensibilmente buona parte dell’Atlantico tropicale meridionale che si presenta agitato o molto agitato a largo, con onde di “mare vivo” che raggiungono anche i 3-4 metri di altezza nel tratto di oceano davanti le coste della Namibia e dell’Angola. Una parte di queste grandi onde prodotte dall’Aliseo raggiungono l’area equatoriale per propagarsi fino alle coste dei paesi che si affacciano al golfo di Guinea, fra Nigeria e Liberia, dove arriveranno ondate alte anche più di 2-3 metri.

La nuova depressione tropicale pronta a dirigersi verso le Piccole Antille

Il moto ondoso, a tratti consistente, colpirà anche l’arcipelago di Sao Tomè che si trova nella traiettoria dei venti sud-occidentali legati al “Monsone di Guinea”. Mentre l’Aliseo di SE raggiunge la sua massima intensità sull’Atlantico meridionale, avvertendosi fino ai 10°-11° di latitudine nord, l’Aliseo di NE invece si è un pò ridimensionato davanti le coste dell’Africa occidentale. Ciò sta favorendo lo sviluppo di una fascia di “Calme equatoriali” in pieno Atlantico, fra le coste africane e quelle della Guyana. Questa zona di “Calme equatoriali” si mantiene davanti le coste del Suriname e della Guyana, attorno ai 10° 12° di latitudine nord, un posizionamento più che sufficiente per vedere lo sviluppo di ciclogenesi tropicali pronte ad evolversi in vere tempeste tropicali o uragani. Ai margini di questa area di “Calme orizzontali di vento” si possono sviluppare delle linee di confluenza venti nei bassi strati fra l’Aliseo di SE e quello di NE che possono dare origine a intensi “Cluster temporaleschi”.

Se questi sistemi temporaleschi tendono ad approfondirsi, a contatto con la calda superficie marina dell’oceano, a seguito del notevole rinvigorimento della convenzione possono anche creare dei minimi barici al suolo (sui 1006 hpa) che successivamente possono fungere da innesco per una debole circolazione ciclonica nei bassi strati che provoca un ulteriore potenziamento dell’attività convettiva. Questo è quello che dovrebbe succedere nei prossimi giorni in pieno Atlantico tropicale, a largo delle Piccole Antille, dove una “tropical wave” proveniente dall’Africa occidentale tenderà ad essere rinvigorita dalla formazione di una linea di convergenza nei bassi strati fra gli Alisei di SE e NE che agevolerà la costruzione di una circolazione antioraria (quindi ciclonica) attorno la perturbazione tropicale. Ancora è troppo presto per definire il futuro sviluppo di questa nuova perturbazione tropicale che di sicuro ha tutte le possibilità per divenire una tempesta tropicale che a metà della prossima settimana rischia di interessare le Piccole Antille portando forti venti, rovesci di pioggia e mareggiate.