Le riserve naturali come moderne arche di salvezza per molte specie animali

Le riserve naturali offrono ospitalità a molte specie animali che si spostano progressivamente verso Nord per sfuggire agli effetti del riscaldamento globale, e possono quindi essere considerate delle vere e proprie arche moderne di salvezza. E’ quanto dimostra uno studio dell’università britannica di York, che ha condotto su oltre 250 specie grazie al contributo dei cittadini interessati. Dallo studio emerge come le aree protette rappresentino dei veri e propri ‘fari’ che guidano la marcia verso Nord di uccelli, farfalle e altri insetti. Come delle oasi in un deserto fatto di città e campagne coltivate, le riserve sono i luoghi che gli animali prediligono per stabilire le proprie colonie quando arrivano a diffondersi in una nuova regione. Secondo i ricercatori, le specie hanno una probabilità di colonizzare le riserve quattro volte superiore del previsto. ”Per quanto riguarda le sette specie di uccelli e farfalle che abbiamo studiato nel dettaglio – spiega la ricercatrice Phillipa Gillinghamil 40% delle nuove colonizzazioni avviene soltanto nell’8,4% del territorio che risulta essere protetto. Una situazione simile è stata registrata anche tra più di 250 specie di invertebrati”. Non tutti gli animali, però, hanno ugualmente bisogno delle riserve per procedere nella loro marcia verso Nord. ”Alcune specie, come l’uccello passeriforme Magnanina e la farfalla Hesperia comma, sono in gran parte confinate nelle aree protette – aggiunge l’ecologo David Roymentre gli uccelli caprimulgidi e quelli della famiglia delle Burhinidae dipendono meno da questi siti”. Secondo Richard Bradbury, della Società reale britannica per la protezione degli uccelli (Rspb), ‘’questo studio dimostra che le aree protette hanno e continueranno ad avere un ruolo molto importante. Proteggere questi rifugi, così come crearne di nuovi dove possibile, offrirà una rete indispensabile per permettere ad un maggior numero di specie di sopravvivere al cambiamento climatico”. I risultati sono pubblicati sulla rivista dell’Accademia americana delle scienze, Pnas.