
Fino a un pò di anni fa uno dei pochi dati disponibili per avere il “polso” della situazione termica italiana era aspettare paziantemente un radiogiornale seguito dall’elenco delle principali stazioni meteo dell’aeronautica oppure, ancora meglio, basarsi sui valori forniti dallo splendido programma meteo delle 19.50 su Raiuno, uno dei programmi più seri e professionali, che oggi soccombe di fronte ai gossippari della meteo, scelta condivisa evidentemente anche dai maggiori network (ivi compreso lo spostamento a orari improponibili dello stesso programma). Comunque, dopo aver ascoltato le minime e le massime restavo sempre un po’ deluso. Dove erano i valori record che mi aspettavo nelle estati infuocate? Dove i valori di freddo così intenso che il mio termometro aveva rilevato dopo giornate di ghiaccio? In effetti le stazioni registravano spesso valori massimi molto inferiori a quelli realmente percepiti nelle aree urbane, mentre la bassa densità di stazioni non poteva render conto della complessità topo climatica.
Oggi avviene esattamente il contrario. Il web è zeppo di stazioni on-line. Tante, troppe, viene da pensare. Mi capita a volte, come mi è capitato l’altro giorno, di recarmi in montagna e osservare da vicino una di queste stazioni. Non si tratta certo di stazioni degne di nota. Hanno un valore, è chiaro, ma bisogna stare molto attenti a non confondere i dati “spannometrici” che possono fornire con la reale temperatura del luogo o, peggio, di un’area. E’ bene che ci siano per dare il polso della situazione nelle aree urbane, perché lì ci sono milioni di persone che soffrono un caldo ben diverso da quello di placide stazioni meteo aeronautiche nel bel mezzo del nulla! Ma mettere un sensore su un piano di cemento in montagna, vicino alla strada e a dieci metri dal suolo non ha un significato scientifico. La temperatura ha prati infiniti dove poter essere registrata, e vorrei soffermarmi sulle norme che dovrebbero dare, se non la legge, almeno l’indicazione di come sistemare una stazione. E badate, non si tratta di pignoleria. Basta osservare come cambia la temperatura solo percorrendo un cavalcavia, posto qualche metro sopra la superficie dei campi, o tra un termometro a un metro da un edificio e uno appoggiato al muro. Una differenza di 5 gradi centigradi può essere questione di qualche centimetro. Figuriamoci poi se vogliamo parlare di vento, di piogge e via dicendo.
Per avere una informazione indicativa delle reali condizioni di un luogo occorre che il sensore di temperatura sia posto tra 1,6 e 2,0 metri dal suolo, e in maniera da non essere esposto direttamente alla luce solare. Le temperature di macchine parcheggiate al sole non hanno alcun valore, se non sconvolgere la popolazione già provata dal caldo!
Per quanto riguarda l’anemometro bisogna tener conto di una distanza di 10 volte l’altezza dell’ostacolo più vicino. Questo è utile anche in caso di pluviometro, poiché non sempre piove in verticale!
Una delle cose più importanti è il suolo sottostante, che deve essere erboso, tagliato regolarmente o, almeno, erboso sintetico, ovviamente verde (non nero e sicuramente non asfaltato!)
Le norme complete per la sistemazione di una stazione meteo sono fornite, colore di vernice compresa delle capannine meteo, dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale.


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