L’anticiclone messicano, quello responsabile del caldo torrido negli Usa di questa estate, e ‘El Nino’, sono tra le cause della lentezza con cui sta procedendo l’uragano Isaac, che si sposta alla velocita’ di pochi chilometri all’ora. Lo spiega all’ANSA il climatologo dell’Enea Vincenzo Ferrara, aggiungendo pero che ”Isaac di per se’ non e’ fuori dalla norma”. Proprio per la sua ”lentezza”, e quindi per la sua permanenza prolungata sulle zone colpite, si teme che alla fine il bilancio sara’ molto pesante. L’arrivo dell’occhio dell’uragano e’ previsto per questa notte a New Orleans, ma altre citta’ si preparano a incontrare Isaac. ”L’occhio dell’uragano di per se’ e’ una zona calma – ricorda Ferrara -, nella quale si trovano le correnti rotatore e discendenti di aria fredda. La forza distruttiva si trova nelle parti periferiche, con le correnti calde, dove si verificano forti piogge e venti violenti”.
”La forza di Isaac sta comunque calando. Gli uragani – spiega il climatologo – prendono forza dal mare, quando arrivano sulla terra, perdono potenza poco a poco e poi si ‘sgonfiano’. Nel caso di Isaac, poi, le correnti dei venti occidentali che potrebbero contribuire alla sua potenza, sono poche nell’area in cui ha preso terra, perche’ si trovano piu’ a nord, sopra New York e verso il Canada”. Secondo Ferrara l’andamento di Isaac e’ simile a quello degli altri uragani: ”Sta andando verso nord e poi virera’ sicuramente verso ovest, perdendo man mano potenza fino a diventare una depressione. Vista la sua potenza si potranno forse verificare dei vortici locali, qualche tornado di una certa intensita’ nelle zone interne degli Usa”. La potenza di Isaac, infatti, ”potrebbe essere maggiore di quella di un uragano di categoria 1”, anche se i venti non superano i 140 kmh.
”Apparentemente contiene molta energia, sotto forma di vapore acqueo, anche se i suoi venti spirano a circa 40 metri al secondo – spiega Ferrara -. E questo fa di Isaac un uragano di categoria uno sulla scala Saffir-Simpson di tre gradi che misura la velocita’ del vento. Ma, se da un punto di vista meteorologico questa classificazione e’ piu’ che sufficiente, in climatologia e’ riduttivo. Noi – aggiunge l’esperto – misuriamo la potenza in base al calcolo del cubo della velocita’ del vento e tenendo conto anche di altri fattori. Questo calcolo ci permette di dire, per esempio, che sebbene dal 1970 al 2009 il numero degli uragani e’ rimasto pressoche’ invariato, la loro potenza, specialmente in questi ultimi anni, e’ notevolmente aumentata, cosi’ come la loro estensione”.


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