Perché il mare caldo può generare intensi temporali?

Ora che lo scenario meteorologico si appresta a divenire molto vivace, anche se con una tempistica e una modalità non ancora inquadrabili con precisione, occupiamoci un momento di capire come mai si dice che un mare caldo facilita i temporali. Si tende infatti spesso ad usare frasi fatte per esprimere concetti veri o falsi che però finiscono con l’essere accettati a prescindere dalla conoscenza del loro significato fisico.

E’ fuor di dubbio che un mare caldo faciliti i temporali. E’ talmente vero che si parla anche dei contributi che vengono forniti dai laghi e addirittura dalle risaie del Nord. In effetti non è tanto la profondità dell’acqua che ci interessa, ma la sua estensione, cioé la temperatura all’interfaccia liquido-aeriforme. In questo senso conta poco di che tipo superficie parliamo, ma conta molto di quanto è la superficie in questione. Si discusse molto nel 2003 sul fatto se il Mediterraneo potesse ospitare uragani, la risposta è un secco NO. E parte della spiegazione sta proprio nella limitata estensione del mare.

Le temperature attuali del Mediterraneo, che dovrebbero aggirarsi intorno ai 26 gradi, sono ben più alte, e sfiorano i 31°C presso le coste tunisine, ma si aggirano sui 28 gradi anche su ampie porzioni di mare tra Sicilia e Nord-Africa così come tra Sardegna e Centro-Sud peninsulare. Da notare poi che questi rappresentano valori odierni, dopo la breve ma incisiva interruzione del caldo.

Per valutare l’energia a disposizione di un temporale possiamo considerare da una parte il calore dell’atmosfera, dall’altro quello rilasciato nelle trasformazioni da uno stato all’altro. Una temperatura sopra la media di 3°C fornirà una energia suppletiva di circa il 20% a un temporale. A questo si sommi il valore del calore rilasciato dalla condensazione del vapore (nel quale è chiaro il contributo evaporativo del mare surriscaldato) per la formazione delle goccioline d’acqua che compongono le nubi. A Un Kg di acqua che si condensa da vapore a liquido corrisponde un calore latente di 200 milioni di joule che viene rilasciato in atmosfera. Il calore rallenta il raffreddamento e quindi facilita l’ascensione dell’aria calda con la facilitazione ulteriore alla spinta ascensionale.

La quantità di calore disponibile sul mare e con queste temperature è facilmente immaginabile, anche se difficilmente calcolabile, ed è ulteriormente alimentata dall’orografia italiana che presenta nella Liguria e nelle Prealpi zone di particolare criticità, ove il processo di condensazione può facilmente subire un ulteriore spinta a causa del blocco fisico fornito dalle montagne e dall’aiuto alla condensazione che i rilievi offrono a una massa d’aria che questa volta non appare certo bisognosa di “spinte” per produrre fenomeni anche intensi.

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