Lo stato di salute dei ghiacci marini dell’Artico è sempre più disastroso. Noi già in primavera avevamo lanciato l’allarme di un rapido scioglimento della banchisa del Polo Nord con l’arrivo dell’estate boreale, visto che buona parte del ghiaccio marino che copriva il mar Glaciale Artico era troppo giovane e poco spesso per riuscire a non essere fuso dai primi raggi solari primaverili. Purtroppo è quanto si sta concretizzando in queste ultime settimane. Su questo incidono anche gli effetti degli ultimi minimi di estensione del 2007 e del 2011 che hanno agevolato la fusione di buona parte del ghiaccio vecchio, molto più spesso rispetto a quello giovane, maggiormente vulnerabile al sole estivo e agli effetti del moto ondoso.
Secondo i primi dati preliminari è alto il rischio che la rapida fusione della banchisa nel mar Glaciale Artico possa avvicinarsi (o magari superarlo) al minimo assoluto della terribile estate del 2007, visto il ritmo con cui si sciolgono i blocchi di ghiaccio. Si tratterebbe della fusione più rapida dei ghiacci artici mai vista da quando esistono le preziose osservazioni del satellite polare, ossia dal 1979. I dati satellitari messi a disposizione dall’Artic Ice Sea News and Analysis indicano che lo scorso 13 Agosto 2012 l’estensione del ghiaccio marino si è attestata attorno i 5,09 milioni chilometri quadrati. Questo dato è di circa 2.69 milioni di chilometri quadrati (1.04 milioni di miglia quadrate) al di sotto della media nel periodo 1979-2000, da quando sono iniziate le prime rilevazioni. Purtroppo bisogna anche notare come questa estensione è di 483 mila km quadrati (186.000 miglia quadrate) al di sotto del precedente record più basso verificato nella metà di Agosto, che si è verificato nella tremenda estate del 2007, allorquando la banchisa registrò il più grande arretramento mai osservato fino ad ora.
Le più gravi perdite si sono registrate lungo il mare di Barents, che ormai è completamente libero dal ghiaccio, nel mare di Beaufort e nel mar della Siberia Orientale, che nelle ultime settimane ha dimezzato quella piccola parte di ghiaccio ancora galleggiante. L’estensione del ghiaccio è vicina al suo livello normale (media del periodo 1979-2000) solo al largo della costa nord-orientale della Groenlandia. Negli ultimi giorni, a causa del passaggio di una profondissima polar low sul mar Glaciale Artico, alcuni blocchi di ghiaccio hanno lambito le coste della Siberia orientale. Rimane bloccato lo stretto di McClure, che non sarebbe altro che l’ingresso occidentale del “Passaggio a nord-ovest”. Ma l’andamento della banchisa del Polo Nord è fortemente influenzato anche dalle condizioni meteorologiche che si instaurano sopra l’ampia superficie del mar Glaciale Artico. Spesso possono bastare dei lievi cambiamenti barici per determinare degli squilibri riguardo la fusione dei ghiacci polari. Difatti, in questa calda estate 2012, sul mar Glaciale Artico non sono mancati gli stravolgimenti barici e le tempeste che hanno spazzato l’intera area. All’inizio di Agosto una profonda circolazione depressionaria, colma di aria piuttosto fredda in quota, si è formata a ridosso delle coste della Siberia orientale per poi spostarsi in direzione del mar Glaciale Artico. Il 6 Agosto 2012 il potente ciclone extratropicale, spostandosi sopra il settore centrale del mar Glaciale Artico, si è rapidamente approfondito, fino a raggiungere un minimo barico al suolo che è sceso sotto i 964 hpa, un valore estremamente basso per questa regione.

Le isobare (linee di uguale pressione) molto fitte attorno il sistema di bassa pressione hanno prodotto forti venti di tempesta che hanno spazzato, con raffiche fino a 130-140 km/h, tutto il settore centrale del mar Glaciale Artico e la banchisa del Polo, provocando anche delle nevicate, con un sensibile abbassamento delle temperature nell’area a nord dell’Artico canadese e dell’Alaska. La profonda polar low, scesa fino a 964 hpa, ha insistito sul settore centrale dell’Artico fino ai giorni successivi, per iniziare successivamente a dissiparsi, perdendo buona parte della sua potenza. Senza ombra di dubbio il transito di una area ciclonica di simile intensità avrà avuto ampie ripercussioni in tutta l’area artica. Gli effetti del suo passaggio però sono veramente complessi. Infatti, mentre gran parte della regione influenzata dal ciclone di inizio Agosto ha subito un calo improvviso della temperatura e nevicate diffuse, le aree interessate dai venti meridionali hanno dovuto fare i conti con un sensibile aumento della temperatura dell’aria per il richiamo di masse d’aria più temperate in risalita dalle latitudini temperate.
Non è un caso se in coincidenza con il transito della tempesta, una vasta area ricoperta di ghiaccio, nel Mare della Siberia orientale (concentrazioni in genere inferiore al 50%), si è rapidamente sciolta nel giro di pochi giorni. Nei tre giorni consecutivi (il 7, 8 e 9 Agosto) l’estensione del ghiaccio marino è scesa di quasi 200.000 chilometri quadrati (77220 miglia quadrate). Questo potrebbe essere dovuto alla rottura meccanica del ghiaccio che ha comportato una maggiore fusione data l’azione combinata dei forti venti e delle grandi ondate prodotte dalla tempesta. Tuttavia, può essere semplicemente una coincidenza di temporizzazione, dato che il ghiaccio presente nella regione della Siberia orientale era già pronto a sciogliersi rapidamente dato l’effimero spessore.



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