Siccità, Cia: “sistema idrico nazionale obsoleto, si perde un litro d’acqua su 3”

Ogni anno lungo le tubature del sistema idrico italiano si perde mediamente piu’ di un litro d’acqua su tre. Quantita’ che sale, e di molto, se si guarda a diverse regioni del Mezzogiorno. Si tratta di cifre insostenibili, soprattutto in una fase climaticamente critica come questa, in cui siccita’ e caldo torrido hanno ”bruciato” il 50 per cento dei raccolti di soia e il 30 per cento di mais, costringendoci a rivolgerci all’import per rimpinguare le scorte in esaurimento. Lo scrive in una nota la Cia-Confederazione italiana agricoltori. Il peggio e’ – sottolinea la Cia – che questi periodi critici dal punto di vista climatico stanno diventando la norma e non si puo’ sempre ricorrere a interventi tampone che non affrontano la radice del problema. Basti pensare che in Italia nell’ultimo decennio le precipitazioni sono diminuite del 20 per cento al Sud, del 15 per cento al Nord e del 9 per cento al Centro. Con il conseguente impoverimento del suolo a fini produttivi. Tutto cio’ impone, inoltre, di incentivare la ricerca tecnologica perche’ si aprano nuove possibilita’ di coltivazioni resistenti alla siccita’. Occorrono fra i duemila e i cinquemila litri d’acqua per produrre il cibo che ognuno di noi mangia in un solo giorno. Mentre per tutte le altre attivita’ adoperiamo tra i 2 e i 4 litri. E’ la Fao a darci questi dati che testimoniano quanto la sicurezza alimentare sia legata a doppio filo con la disponibilita’ di risorse idriche per irrigare i nostri campi. Ed e’ proprio in questo momento di siccita’ estrema che la Cia-Confederazione italiana agricoltori ribadisce la necessita’ di lavorare seriamente a una rete idrica efficiente, che dia al nostro Paese la possibilita’ di gestire al meglio una risorsa preziosa come l”’oro blu”. E’ per questi motivi che la Cia da anni propone la costituzione di un”’autorita’ unica delle acque”, oltre a lavorare a un modello moderno e ecocompatibile di agricoltura, in grado di conciliare l’attenzione all’ambiente con le esigenze di sicurezza alimentare. Risale al 2010 il ”decalogo” della Cia per un’agricoltura ecocompatibile, che scandisce la buona condotta del settore primario in sei obiettivi fondamentali: la riduzione del 15% dell’uso dell’acqua, del 20% dell’impiego di fitofarmaci, del 15% delle lavorazioni superficiali dei terreni, e contemporaneamente, l’aumento del 30% delle produzioni di biomasse, del 15% delle coltivazioni biologiche e del 3% dei rimboschimenti. Alcuni dei principali strumenti per raggiungere questi obiettivi sono la reintroduzione di rotazioni migliorative, l’uso di colture a radice profonda, la diffusione dell’aridocoltura, oltre che la sostituzione del metodo di irrigazione a pioggia con quello a goccia.