Terremoto di Scilla; l’area interessata non è nuova a simili eventi tellurici, nel 2006 poco distante si registro un sisma di 5.7 Richter

Dopo alcuni mesi di quiete le terre emerse attorno lo Stretto di Messina tornano a tremare. Un terremoto di moderata energia, stimato sui 4.6 gradi Richter secondo i primi dati preliminari dell’INGV, si è registrato la scorsa notte sulla parte nord-orientale del braccio di mare fra Sicilia e Calabria. L’epicentro, come già specificato nei precedenti articoli, è stato localizzato a ridosso della costa calabrese, nei pressi dell’abitato di Scilla, circa 14 km a NE della città di Reggio Calabria. Data la profondità ipocentrale, di ben 45.4 km, le onde sismiche si sono propagate su un ampia area, compresa fra Cosenza e la città di Catania, con risentimenti fino al basso reggino ionico e al messinese tirrenico. La zona dell’epicentro non è nuova a simili eventi tellurici. Solo nei mesi scorsi si erano registrati altri terremoti di piccola magnitudo, compresa fra i 2.0 e i 3.0 Richter, tutti localizzati sul basso Tirreno, poco più ad ovest dell’epicentro del sisma della notte scorsa. La scossa, di moderata intensità, è stata ben avvertita dalle popolazioni locali, specie lungo le coste che si affacciano lungo l’area dello Stretto di Messina e nelle città di Reggio Calabria e Messina, che a causa dei terreni alluvionali (sabbie, ghiaie, limi stratificati) su cui si poggiano, risentono di ampi fenomeni di “amplificazione sismica”. Difatti, le onde sismiche vanno considerate come delle onde meccaniche che si comportano in modo diverso a secondo dei tipi di terreni che incontrano. In questo caso i depositi alluvionali favoriscono una importante amplificazione delle onde sismiche sul terreno, rendendo il terremoto ancora più intenso. In genere, le onde sismiche, prodotte da un sisma di grande potenziale, quando incontrano dei terreni soffici, tipo i suoli alluvionali presenti nelle coste dello Stretto, tendono a rallentare la loro velocità di propagazione.

L'epicentro del terremoto che ieri ha interessato lo Stretto di Messina

Tale rallentamento conduce necessariamente ad un effetto di compensazione energetica, la quale si traduce in un notevole aumento dell’ampiezza, ossia una maggiore accelerazione del terreno che da luogo al cosiddetto fenomeno dell’amplificazione sismica. Ciò comporta un maggiore scuotimento del terreno che può produrre dei danni davvero significativi agli edifici sovrastanti, anche in presenza di un terremoto non particolarmente forte. Riguardo il sisma della notte scorsa possiamo dire che si è localizzato su una zona ad alto potenziale, ai margini dei principali sistemi sismogenetici del versante settentrionale dell’Aspromonte, responsabili della grande crisi sismica calabrese del 1783. Quindi non vi è, apparentemente, un legame diretto con le faglie, di tipo normale, che solcano le profondità dello Stretto di Messina. Fenomeni sismici di moderata intensità, come il 4.6 Richter di Scilla, rientrano nella normale attività sismica di queste zone, che frequentemente vengono interessate da sequenze che possono durare anche intere settimane. Non è un caso se la zona dello Stretto di Messina sia una delle aree a più alto rischio sismico del Mediterraneo, non tanto per i terremoti di elevata magnitudo (oltre i 6.0 -7.0 Richter, come nel 1908 o nel 1783), il cui tempo di ritorno medio, per nostra fortuna, è stimato per centinaia di anni, quanto per i sismi di debole o moderata intensità (magnitudo compresa fra i 3.5 – 4.5 Richter) che avvengono periodicamente in loco visto l’insistenza di numerose faglie attive, in prevalenza quelle di tipo distensivo. Per il momento non si riscontra alcun tipo di anomalia. L’unico elemento che possiamo segnalare sta nel fatto che la scossa si è presentata in forma isolata, senza essere preceduta da altri terremoti di piccola intensità che di solito segnano l’inizio di una sequenza sismica. Scosse di questo tipo, di una certa intensità ma isolate, si presentano spesso poco più ad ovest, sul settore orientale del basso Tirreno, davanti le coste della Calabria e nelle Eolie, collocandosi esattamente lungo l’area di “Subduzione” della placca ionica che scorre al di sotto di quella tirrenica. Questi terremoti di solito possono superare anche i 4.0 – 4.5 Richter (ma alcuni raggiungono i 5.0 – 5.5 Richter), con profondità comprese fra i 20-40 km davanti la costa calabra, fino ad arrivare a 400-500 km di profondità sul Tirreno centrale. Date le caratteristiche sopra citate il sisma di Scilla sembra rispondere a tali elementi. Come detto nell’area sono più rari i sismi di alta magnitudo, oltre la soglia del danno. In genere quando si verificano possono avere degli ipocentri piuttosto profondi. A tal proposito merita menzione il forte sisma di 5.7 Richter che il 26 Ottobre 2006 si localizzo a soli 20 km a sud-est di Stromboli, davanti la costa di Tropea. Quello fu l’ultimo terremoto di forte intensità che interessò l’Italia meridionale. Per fortuna l’elevata profondità, di ben 210 km, ha attenuato gli effetti del terremoto in superficie, nonostante la forte magnitudo di 5.7 Richter originò un risentimento molto esteso in tutto il sud Italia.