Un tratto di argine sul fiume Mississippi ha ceduto improvvisamente, allagando le abitazioni di Braithwate, ad una trentina di km da New Orleans. Una tra queste, abitata da Christine Coplind, è già allagata da 20 cm di acqua, mentre lei e la sua famiglia dormono. Piange a singhiozzi, trema e continua a ripetere “sarei morta se non fosse stato per Rockie”. Rockie è il suo cagnolino, che l’ha svegliata appena in tempo prima che la casa venisse sommersa da 2 metri d’acqua. Christine è appena arrivata in un centro di accoglienza per sfollati, a Belle Chasse. E’ scalza, bagnata come un pulcino, e si tiene stretto il suo Rockie mentre i volontari le offrono una coperta, caffè caldo e un telefono per chiamare la sua famiglia. E così inizia a raccontare, con suo marito accanto, che a sua volta stringe un altro piccolo cane, mr Binki. ”Stavamo dormendo, dopo aver sentito le ultime notizie su Isaac. Eravamo preoccupati, ma non molto, perchè quando è passato l’uragano Katrina, sette anni fa, Braithwate non era stata allagata, e Isaac doveva essere un uragano ‘minore”’. ”Invece, quando sul pavimento c’erano già venti centimetri d’acqua, verso le 3 del mattino, Rockie ha iniziato a mordermi le caviglie e mr Binki ha iniziato ad abbaiare. Ci siamo svegliati, e abbiamo realizzato che eravamo in pericolo, ma ancora non sapevamo quanto. Siamo usciti in giardino e nel giro di cinque minuti, forse meno, avevamo gia’ l’acqua alla gola, nel vero senso della parola”. ”Eravamo terrorizzati, ma siamo riusciti a raggiungere la casa del mio vicino, che è di due piani e ci siamo messi in salvo li”’, racconta suo marito, Paul, mentre fuma nervosamente una sigaretta. Christine e Paul sono rimasti con il vicino di 85 anni e con la sua famiglia isolati dal mondo fino a questa mattina. Avevano ancora delle provviste in scatola, ”davvero vecchie, dei tempi di Katrina”, dice Paul, ma hanno funzionato. Poi, ”questa mattina, quando ha smesso di piovere e la piena ha cominciato a calare, abbiamo deciso che dovevamo uscire e cercare aiuto. Con l’acqua ancora ben oltre la vita, ci siamo incamminati, finchè non abbiamo infine trovato qualcuno che ci ha portato qui. Dovevamo avvisare le squadre di soccorso, mandarle a salvare il nostro vicino”, dice ancora, aggiungendo, con lo sguardo basso, di temere per la vita di altri vicini. Christine, a sua volta scuote la testa, con gli occhi pieni di lacrime, e dice ancora: ”Ho perso tutto, ma sono ancora viva, grazie a Rockie”. Un motivo in più per amare i nostri amici animali.
Uragano Isaac: famiglia salvata dal cagnolino “Rockie” dopo l’esondazione del fiume Mississippi


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