Nel sudest della Lousiana, dove si teme l’arrivo di un nuovo uragano, le autorita’ hanno chiesto a piu’ di 50.000 persone di lasciare le proprie case e di evacuare prima dell’arrivo della tempesta tropicale Isaac. Lo stato di emergenza era stato dichiarato ieri dal governatore Bobby Jindal che ha annuciato di aver annullato la sua partecipazione alla Convention repubblicana di Tampa, in Florida. Sono quattro gli Stati Usa in stato di emergenza: oltre alla Lousiana, la Florida, l’Alabama e il Mississipi.
Intanto il direttore del National Hurricane Center di Miami ha affermato che la tempesta potrebbe rappresentare “una minaccia per le vite umane“. Preoccupazione è stata espressa anche dalla Fema, la protezione civile americana.
GRAVI RIPERCUSSIONI ANCHE SUL PREZZO DELLA BENZINA – L’arrivo dell’uragano nel golfo del Messico rischia di avere un impatto pesante sui conti delle famiglie americane. Infatti nella giornata di domenica l’arrivo di Isaac ha imposto la chiusura di 39 delle 596 piattaforme di produzione di gas e 8 dei 76 impianti di perforazione presenti nell’area del golfo. La chiusura è stata disposta per precauzione dal Bureau of Safety and Environmental Enforcement. A rischio chiusura sono la raffineria della ConocoPhillips in Louisiana e Chevron in Mississippi, sul percorso della tempesta. Secondo le stime fornite dagli operatori, con lo stop imposto, in un solo giorno la produzione di petrolio è scesa di circa il 24,19 per cento e dell’8,24 per cento quella di gas naturale. La chiusura e il seguente rallentamento della produzione rischia di far aumentare ancora i prezzi alla pompa per i rifornimenti di almeno 10 centesimi di dollaro al gallone, dopo i rialzi delle settimane scorse. Lo stop potrebbe durare anche dopo il passaggio dell’uragano Isaac poiché gli impianti andranno ispezionati rigorosamente e poi rimessi in produzione.


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