Ambiente, Friuli Venezia Giulia: il serio problema del radon

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Credit: ARPAV

”Quello del radon è un problema serio in Friuli Venezia Giulia e se ne parla poco. In regione le concentrazioni sono mediamente alte rispetto il resto d’Italia e il resto d’Europa”. A dirlo all’Adnkronos, Concettina Giovani, fisico nucleare dell’Arpa esperta del problema per il Friuli Venezia Giulia, regione che a differenza delle altre, spiega, ha molta attenzione per il problema. Giovani ricorda che alla fine degli anni Ottanta ci fu una campagna nazionale sul radon e che, stante il limite europeo di allora, in Friuli Venezia Giulia 119.000 abitazioni superavano la concentrazione massima consigliata e che i tumori ai polmoni correlati al radon erano un centinaio all’anno. Grossomodo, la situazione allo stato attuale dovrebbe essere analoga, afferma il fisico. Il radon è un gas naturale. In Friuli Venezia Giulia fuoriesce dal sottosuolo e penetra negli ambienti attraverso crepe, fessure, canalizzazioni degli impianti idraulici, elettrici e di scarico. Man meno che si sale in un edificio, la concentrazione del gas diminuisce. Il radon è un elemento chimicamente inerte (in quanto gas nobile), naturalmente radioattivo e a temperatura e pressione standard è inodore e incolore. E’ classificato tra i cancerogeni più pericolosi e si annida in ambienti chiusi, dalle abitazioni, alle scuole ai luoghi di lavoro. Un’esposizione elevata e a concentrazioni elevate aumenta il rischio di tumore ai polmoni. Il responsabile del settore Sanità e Salute del Movimento Difesa del Cittadino del FVG (MDC FVG), Dino Duri, denuncia che ”in questi anni la media dei valori di radon misurati dai cittadini è aumentata, avvicinandosi al limite previsto per le nuove costruzioni (200 Bq/m3) e nei luoghi di lavoro. Una concentrazione molto più alta dei 70 Bq/m3, che è il valore medio italiano ottenuto con indagini nazionali effettuate a campione negli anni Novanta. Le concentrazioni più a rischio sono state rilevate anche in alcune zone del Friuli Venezia Giulia”. Secondo Giovani, in effetti in questa regione la situazione potrebbe essere peggiorata ”come numero di case coinvolte dal problema radon, a causa dell’isolamento energetico”. In altre parole, edifici resi ermetici non consentono al radon di disperdersi, a meno che non siano realizzati con i dovuti accorgimenti. ”Peraltro – prosegue il fisico – dal 1991 vige l’obbligo di attuare una intercapedine al piano terra delle nuove costruzioni. Il provvedimento è nato per risolvere il problema dell’umidità, ma di fatto risolve anche i problemi del radon”. L’esperto dell’Arpa ricorda che tutte le scuole della regione, dagli asili nidi alle superiori, sia pubbliche che private, sono sotto stretto controllo. E che quando si manifestano problemi di radon, anche negli istituti scolastici di nuova costruzione, vengono subito effettuati gli interventi necessari a risolvere il problema. Giovani spiega che la raccomandazione della Ue, recepita dagli Stati membri, è di non superare concentrazioni di 400 Bq/m3 per gli edifici vecchi e di 200 Bq/m3 per quelli nuovi. L’ultima indicazione dell’Oms afferma invece che il limite consigliato è di 100 Bq/m3, e se non è possibile 300 Bq/m3. L’indicazione nazionale sui luoghi di lavoro indica di non superare i 500 Bq/m3. Ebbene, gli asili nido della regione, anche se rientrano nei luoghi di lavoro, in base a una circolare in Friuli Venezia Giulia non devono superare i 400 Bq/m3 se vecchi e i 200 Bq/m3 se nuovi. ”La situazione delle scuole – conclude pertanto Giovani – è buona”.