Una grave alluvione lampo, nella giornata di ieri, ha disastrato molte aree della provincia di Malaga, nella Spagna meridionale, cagionando purtroppo almeno 10 morti accertati e ingentissimi danni materiali ad abitazioni private e infrastrutture. L’evento alluvionale è stato innescato da piogge incessanti e forti temporali che per oltre 12 ore hanno martellato il settore orientale della regione autonoma dell’Andalucia, in particolare la provincia di Malaga, che è risultata quella maggiormente colpita dagli intensi carichi precipitativi. In alcune località, in meno di 10-12 ore, sarebbero caduti picchi di oltre i 200-250 mm d’acqua, spesso sotto forma di forti eventi temporaleschi, accompagnati da rain/rate molto elevati e consistente attività elettrica. I massimi accumuli si sarebbero registrati, non per caso, proprio sulla provincia di Malaga, ove alcune stazioni automatiche (anche amatoriali) hanno registrato accumuli pluviometrici superiori ai 200 mm in poche ore. Su tutti spicca il dato di Alpandeire, che in meno di 12 ore ha segnato un accumulo di ben 245 mm. Una quantità d’acqua davvero notevole, anche se non particolarmente eccezionale. Ma nelle località montuose più interne della regione dell’Andalucia, in particolare sul versante meridionale della Sierra Nevada, gli accumuli sono stati di gran lunga superiori, a causa dello “stau” (sbarramento orografico) esercitato dalla catena montuosa nei confronti dell’umida ventilazione meridionale, che si è poi disposta più dai quadranti sud-orientali visto il particolare posizionamento dell’area depressionaria sul Portogallo meridionale, in prossimità delle coste dell’Algarve.
Si stima che sulle aree montuose più interne siano caduti fino a 300 mm d’acqua in poche. Tutta quest’acqua concentrata in cosi poco tempo, in aree soggette a forte acclività, non poteva essere smaltita dai terreni inariditi, dopo prolungati mesi di siccità. Difatti, va anche ricordato (evitando di fare delle analisi affrettate sull’evento) che la regione dell’Andalucia, negli ultimi mesi, è stata interessata da una delle peggiori siccità degli ultimi 30 anni. In molte aree era già stata dichiarata l’emergenza a causa del grave deficit idrico che ha messo in ginocchio l’intero settore agricolo dell’area. Basti pensare che in alcune località, fra la provincia di Malaga e il murciano, non si vedeva una sola goccia di pioggia dai mesi di Marzo e Aprile. I terreni inariditi, dopo il lungo periodo caldo e molto secco, hanno presentato una scarsissima capacità di drenaggio delle acque piovane, da ciò sono scaturite le esondazioni dei principali corsi d’acqua e dei vari torrenti insistenti nell’area. Se a ciò si aggiunge l’enorme mole d’acqua scaricata dai sistemi temporaleschi che si generavano lungo il ramo ascendente della circolazione depressionaria secondaria, centrata sul Portogallo meridionale, la dinamica del disastro che ha devastato l’area di Malaga, assieme ad altre zone dell’Andalucia, diviene molto più chiara.
Inoltre va sottolineato come i fenomeni più violenti si siano concentrati principalmente nelle zone soggette ad un notevole effetto “stau” alle umide correnti meridionali, in risalita lungo il ramo ascendente della saccatura nord-oceaniche, che affondava i propri elementi fino al Mediterraneo occidentale. Ad esempio, nella città di Malaga, nella zona dell’aeroporto, sarebbero caduti solo 48 mm, mentre nelle aree più interne si sono oltrepassati i 200 mm in poche ore di piogge battenti, con elevati valori di rain/rate. Da segnalare pure i 101 mm registrati nella città di Murcia, interessata nel pomeriggio dal passaggio di un intenso sistema convettivo autorigenerante a mesoscala, di tipo “V-Shaped” (i sistemi temporaleschi a mesoscala dalla classica forma a “V”), che si è originato nel tratto di mare a sud delle Baleari per fare successivamente “landfall” sulla Costa Blanca, fra la costa del murciano e la città di Alicante. A Murcia i forti temporali, associati al “V-Shaped” che si è sviluppata su un’area caratterizzata da un forte “Wind Shear verticale”, con correnti molto umide e calde da SE e E-SE al suolo, mentre in alta quota l’andamento dei venti tendeva a disporsi più verso S-SE e Sud, ha scaricato forti rovesci di pioggia che hanno originato estesi allagamenti e notevoli disagi alla circolazione stradale e ferroviaria. Su Murcia non si registrava una precipitazione degna di nota dal 31 Agosto scorso, quando una serie di piogge e temporali lasciarono un accumulo di circa 20 mm. Se a bassa quota è caduta cosi tanta pioggia, in quota invece è spuntata la prima neve della stagione autunnale sulle cime della Sierra Nevada. Tanta neve ha coperto la cima del Veleta (3392 metri di altezza) e del Mulhacèn (3.482 metri), che è il monte più alto di tutta la Spagna continentale. Ovviamente, date le isoterme piuttosto elevate, gli accumuli si sono relegati solo in alta quota, sopra i 3000 metri, dove per l’intensità dei carichi precipitativi si sono verificati notevoli apporti che hanno coperto di bianco le vette dei due principali monti della Sierra Nevada.
Analisi sinottica dell’evento alluvionale; l’insistenza di una circolazione depressionaria in quota, nel sud del Portogallo, ha innescato le forti precipitazioni nell’Andalucia
La forte ondata di maltempo che nella giornata di ieri ha flagellato la Spagna meridionale è stata esacerbata dal blocco anticiclonico insistente sul bacino centro-orientale del Mediterraneo, che ha rallentato l’evoluzione verso levante della circolazione depressionaria insistente sul Portogallo meridionale. L’analisi sinottica di presentava un ulteriore indebolimento della portata del flusso della “Jet Stream”, nella media e alta troposfera, il quale contribuiva a scavare delle ondulazioni piuttosto allungate sull’area euro-atlantica, con il conseguente sviluppo di due distinti promontori anticiclonici di blocco alimentati da “forcing” dinamici troposferici, uno localizzato in pieno Atlantico, mentre il secondo è in fase di ulteriore strutturazione sul bacino centro-orientale del Mediterraneo, la Grecia, la Turchia e il bacino del mar Nero.

Fra i due distinti anticicloni sub-tropicali affonda un asse di saccatura, spinto dall’area depressionaria in azione poco a S-SE dell’Islanda (dove è ben evidente un bel ricciolo depressionario dalle immagini satellitari), che dall’Atlantico settentrionale, attraverso il Regno Unito, la Francia, la Spagna, affondava le proprie radici fino al bacino centro-occidentale del Mediterraneo, accompagnando un nuovo imminente marcato peggioramento di stampo autunnale verso le coste della Francia meridionale e l’Italia settentrionale. Al contempo, mentre la saccatura oceanica affonda verso il Mediterraneo centro-occidentale, sul Portogallo meridionale, a ridosso delle coste dell’Algarve, si era ben isolata una goccia fredda in quota, con un nocciolo di ben -16° a 500 hpa, che acuiva l’instabilità su tutta la penisola Iberica, alimentando una spiccata attività convettiva lungo il ramo ascendente della saccatura oceanica. L’azione destabilizzante di questa goccia fredda, ben strutturata in quota, davanti il Portogallo meridionale, ha destabilizzato notevolmente le condizioni atmosferiche, creando l’ambiente ideale (intenso “Wind Shear” in quota e forte “gradiente termico verticale”) per la formazione dei sistemi temporaleschi a mesoscala, responsabili delle forti precipitazioni che hanno colpito l’Andalucia e molte altre aree della Spagna orientale e meridionale. Proprio fra la tarda mattinata e il primo pomeriggio di ieri, le suddette condizioni appena enunciate, hanno agevolato lo sviluppo di un intenso sistema temporalesco a mesoscala, di tipo “V-Shaped”, che si è originato nel tratto di mare a sud delle Baleari, effettuando successivamente il “landfall” in prossimità della Costa Blanca, fra la costa del murciano e la città di Alicante, ove ha scaricato intensi rovesci di pioggia e autentici nubifragi, come quello che ha colpito Murcia nel pomeriggio, dove sono caduti oltre 101 mm d’acqua in poche ore. Per la provincia di Malaga si tratta del peggior evento alluvionale registrato in questi ultimi 20 anni.



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