Clima: nel 2012 è record per la fusione dei ghiacciai

L’estate 2012 ha chiuso i battenti ed e’ tempo di bilanci, soprattutto per l’ambiente. A risentire di piu’ le temperature elevate di questa stagione sono stati i ghiacciai. Dall’Artico fino ad arrivare ai nostri rilievi alpini e appenninici, gli scienziati hanno lanciato l’allarme: le dimensioni dei ghiacciai si riducono, anno dopo anno, a causa dei cambiamenti climatici. L’estensione del ghiaccio marino artico, ad esempio, ha raggiunto il minimo storico il 27 agosto. Secondo quanto rilevato dal National Snow and Ice Data Center (Nsidc), l’area coperta dai ghiacci artici si e’ ridotta a 1,58 milioni di chilometri quadrati. Nel 2007, ultimo minimo l’area era pari a 1,61 milioni di chilometri quadrati. Oltre all’aumento globale delle temperature e le condizioni meteo, tra le cause dell’eccezionale scioglimento troviamo anche il fatto che la neve e ghiacciai sono sempre piu’ scuri. Questo comporta una minore capacita’ di riflettere la luce del sole. A luglio, infatti, un clima insolitamente caldo ha investito tutta la Groenlandia, provocando il diffuso quanto raro scioglimento dei ghiacci e il loro scurimento a causa del mescolarsi delle nevi con i detriti.

La quantita’ totale di ghiaccio sciolto in Groenlandia a luglio, solo per la minore capacita’ del ghiaccio di riflettere la luce solare, ammonta a ben 100 km cubi, circa il doppio della media degli ultimi anni. Una quantita’ sufficiente a ricoprire Manhattan con uno strato di ghiaccio profondo 1 km. Il fenomeno, pero’, riguarda anche l’Italia, dove la fusione dei ghiacciai ha colpito non solo i rilievi alpini ma anche quelli appenninici. I ghiacciai, spiega il direttore scientifico del Wwf Gianfranco Bologna, ”diventano sempre piu’ piccoli, anno dopo anno, soprattutto alle massime altitudini”. Ed e’ proprio qui, dove la montagna confina solo con il cielo, che le specie come la pernice bianca, sono piu’ a rischio e soffrono maggiormente le conseguenze dei cambiamenti climatici. Il problema e’ che queste specie “non possono spostarsi altrove, come normalmente fanno gli animali minacciati dai cambiamenti: siamo sulle vette, e gli animali qui non hanno altri posti dove andare”. Il rischio? “Sono specie che potrebbero estinguersi dalle aree colpite dai cambiamenti climatici”. A rischio anche alcune specie di piante tipiche di queste altezze, come il pinomugo.
Per scongiurare lo scioglimento dei ghiacciai vengono utilizzate delle coperture geotessili. Si tratta di veri e propri teli che coprono interamente il ghiacciaio. In particolare, sulla neve non battuta, spiega Guglielmina Diolaiuti membro del comitato glaceologico italiano,”abbiamo rilevato un contenimento dello scioglimento tra il 65 e il 70%”. Il telo, spiega la ricercatrice, ”e’ in grado di smorzare la temperatura dell’aria anche di 6-8 gradi. Se fuori dal telo la temperatura e’ tra gli 11 e i 14 gradi al di sotto stiamo tra i 4 e i 5 gradi”. Su questi risultati ”e’ stata poi avviata la collaborazione con la Provincia di Trento per capire i benefici di questo metodo sul ghiacciaio Presena” dotato di impianti sciistici. L’enorme coperta bianca ”e’ posta su 70 mila metri quadrati e preserva il 75% di neve in piu”’. Per dare un po’ di pace al ghiacciaio, nonostante i buoni risultati della tecnologia, ”e’ stato deciso comunque di chiudere gli impianti sciistici tra luglio e settembre”. Un’iniziativa che, sottolinea la Diolaiuti, ”dovrebbe essere la regole per tutti i ghiacciai”. Ma quanto costano? ”Dipende dai produttori ma il costo dovrebbe aggirarsi intorno ai 250 euro ogni 100 metri quadrati”. Le ‘coperte bianche’, dunque, funzionano, ma avverte Diolaiuti, “bisogna sempre analizzare caso per caso”. Sul Presena ad esempio, “i teli sono stati trasportati grazie agli impianti sciistici. Per coprire un ghiacciaio ‘naturale’, invece, bisognerebbe intervenire con l’elicottero con rilevanti emissioni di Co2”.