Finalmente i ghiacci dell’Artico smettono di sciogliersi; arrivano le prime nevicate dopo mesi di impressionanti anomalie termiche positive

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Lo straordinario processo di scioglimento dei ghiacci marini dell’Artico si è finalmente arrestato. L’estensione del ghiaccio marino ha difatti toccato il picco minimo lo scorso 16 Settembre, raggiungendo un minimo assoluto di ben 3.41 milioni di chilometri quadrati. Il precedente minimo risalente all’estate del 2007 è stato oltrepassato del 18%, nonostante l’estate del 2012 sia risultata di poco meno calda e più nuvolosa rispetto a quella del 2007. Quasi la metà (il 49%) della Calotta polare è sparita durante il nuovo minimo assoluto di quest’anno. Questa è un’area di circa il 43% della dimensione degli stati contigui degli USA. Quest’anno, per il quinto anno consecutivo, lo scioglimento del ghiaccio marino ha aperto un lungo canale di acque libere tra l’Artico canadese e la costa siberiana, permettendo cosi la navigazione marittima lungo il “Passaggio a nord-ovest” e il “Passaggio a nord-est”.

Ma quest’anno, a differenza dell’estate del 2007, l’arretramento dei ghiacci marini dell’Artico si è concentrato proprio dopo lo sviluppo di un insolita tempesta extratropicale che ha investito con venti di uragano l’intero mar Glaciale Artico. All’inizio di Agosto una profonda circolazione depressionaria, colma di aria piuttosto fredda in quota, si è formata a ridosso delle coste della Siberia orientale per poi spostarsi in direzione del mar Glaciale Artico. Il 6 Agosto 2012 il potente ciclone extratropicale, spostandosi sopra il settore centrale del mar Glaciale Artico, si è rapidamente approfondito, fino a raggiungere un minimo barico al suolo che è sceso sotto i 964 hpa, un valore estremamente basso per questa regione. Le isobare (linee di uguale pressione) molto fitte attorno il sistema di bassa pressione hanno prodotto forti venti di tempesta che hanno spazzato, con raffiche fino a 130-140 km/h, tutto il settore centrale del mar Glaciale Artico e la banchisa del Polo, provocando anche delle nevicate, con un sensibile abbassamento delle temperature nell’area a nord dell’Artico canadese e dell’Alaska.

Il profondo ciclone da 964 hpa che ha spazzato l'Artico nei primi giorni di Agosto

La profonda polar low, scesa fino a 964 hpa, ha insistito sul settore centrale dell’Artico fino ai giorni successivi, per iniziare successivamente a dissiparsi, perdendo buona parte della sua potenza. Senza ombra di dubbio il transito di una area ciclonica di simile intensità ha avuto ampie ripercussioni in tutta l’area artica. Gli effetti del suo passaggio però sono veramente complessi. Infatti, mentre gran parte della regione influenzata dal ciclone di inizio Agosto ha subito un calo improvviso della temperatura e nevicate diffuse, le aree interessate dai venti meridionali hanno dovuto fare i conti con un sensibile aumento della temperatura dell’aria per il richiamo di masse d’aria più temperate in risalita dalle latitudini temperate. Non è un caso se in coincidenza con il transito della tempesta, una vasta area ricoperta di ghiaccio, nel Mare della Siberia orientale (concentrazioni in genere inferiore al 50%), si è rapidamente sciolta nel giro di pochi giorni, per la forte erosione prodotta dall’intenso moto ondoso originato sopra le acque libere a sud della Banchisa. Nei tre giorni consecutivi (il 7, 8 e 9 Agosto) l’estensione del ghiaccio marino è scesa di quasi 200.000 chilometri quadrati (77220 miglia quadrate). Questo potrebbe essere dovuto alla rottura meccanica del ghiaccio che ha comportato una maggiore fusione data l’azione combinata dei forti venti e delle grandi ondate prodotte dalla tempesta. Tuttavia, può essere semplicemente una coincidenza di temporizzazione, dato che il ghiaccio presente nella regione della Siberia orientale era già pronto a sciogliersi rapidamente dato l’effimero spessore.

In molte aree dell’Artico e sulla Siberia continuano le anomalie termiche positive, ma nei prossimi giorni si realizzerà un più concreto raffreddamento

Dopo mesi di sconcertanti anomalie termiche positive sull’Artico sono iniziate le prime nevicate autunnali, mentre le temperature cominciano a scivolare al di sotto della soglia degli zero gradi, dopo una delle estati più terribili di sempre che ha determinato il nuovo minimo di estensione dei ghiacci marini del mar Glaciale Artico. Durante l’estate buona parte dell’area artica è stata interessata da una terribile anomalia termica positiva che è andata avanti per interi mesi, da Maggio fino ai primi giorni di Settembre, con valori di oltre i +10° +15° sopra media in un territorio più grande dell’Europa.

Basta dare un’occhiata all’andamento termico nell’isola di Vize, una delle più settentrionali del nostro pianeta, che fra Novembre e Marzo, per oltre quattro mesi consecutivi, ha sperimentato temperature elevatissime, di oltre i +10° +15° sopra la media stagionale. Si tratta di una delle più grandi anomalie termiche registrate sul pianeta in questo ultimo secolo di rilevazioni meteo/climatiche con una strumentazione adeguata. Solo lo scorso lunedì 24 Settembre l’isola di Vize, nel mar Glaciale Artico, ha visto la sua prima nevicata autunnale con la prima giornata con media sottozero. La nevicata ha lasciato il primo accumulo sulla costa dopo che l’isola per ben 85 giorni è rimasta senza neve al suolo. Prima nevicata autunnale anche al Capo Chelyuskin (stazione idrometeorologica chiamata Fedorova) dopo un Settembre di anomalie termiche positive a dir poco sconcertanti. I pochi cm di neve fresca caduti sull’isola di Kotelnyi sono stati nuovamente fusi. Ma forti anomalie termiche positive, nei giorni scorsi, si sono registrate pure in Siberia, specie nel polo del gelo della Yacuzia, dove le temperature già in questo periodo dovrebbero scendere parecchio sotto zero, con le prime gelate autunnali.

Una immagine satellitare del profondo vortice ciclonico che il 6 Agosto ha colpito l'Artico, accelerando la fusione dei ghiacci marini

Invece in questi giorni una estesa avvezione calda, richiamata da una circolazione depressionaria che dall’Artico si è estesa verso la Siberia centro-occidentale, aspirando lungo il margine orientale della circolazione depressionaria masse d’aria più calde e secche che dalle steppe dell’Asia centrale (Kazakistan, Uzbekistan, Turkmenistan) si sono dirette fino alla Siberia settentrionale. In molte località siberiane, infatti, i termometri hanno varcato la soglia dei +15° +18° in un area di migliaia e migliaia di chilometri quadrati, estesa da Agata a Khatanga, un pò tutta la porzione che ad est degli Urali si estende fino al settore nord-orientale dell’Asia. Nei prossimi giorni sulla Siberia centro-orientale è previsto un brusco raffreddamento, non appena il vortice polare inizia ad approfondirsi in sede artica, pilotando masse d’aria piuttosto fredde che dal mar Glaciale Artico scivoleranno verso le lande siberiane, favorendo un primo brusco raffreddamento, mentre l’indebolimento dell’insolazione diurna creerà le situazioni adatte per le prime intense gelate, agevolate dalle inversioni termiche che si verranno a generare sopra le vaste distese continentali. Ma le cose non vanno meglio ne in Canada ne in Groenlandia, solo l’altro ieri si è registrata la prima gelata autunnale a Qanaaq,  a circa 78° di latitudine nord. Anche sull’Artico canadese non va per niente bene. Nei territori del profondo nord del Canada, lungo la tundra, le stazioni più fredde di Eureka e Resolute, che dovrebbero già essere sui -10° -15°C, ancora sono senza neve al suolo. Le minime rimangono di poco sotto lo zero mentre le temperature massime sono ancora largamente positive, ben oltre la media del periodo. Ad inizio della nuova settimana, con il notevole rinvigorimento dell’attività del vortice polare in sede canadese e l’abbassamento dei raggi solari, anche sull’Artico canadese si faranno strada le prime nevicate a bassa quota, con un importante tracollo dei valori termici.