Il super tifone “Jelawat”, il secondo ciclone tropicale di 5^ categoria osservato sulla Terra nel 2012, dopo il super tifone “Sanba”, continua a sferzare con grande violenza il mar di Luzon, mantenendo il massimo grado della Saffir-Simpson. “Jelawat” è un tifone molto pericoloso, per fortuna non sembra diretto verso le terre emerse, mantenendo il suo “core” in mare aperto, appena a largo delle coste orientali di Luzon, in un’area ideale per lo sviluppo dei super tifoni. Un suo passaggio più ravvicinato sulla grande isola filippina avrebbe avuto bruttissime conseguenze. Al momento, secondo i dati forniti dalla “JMA” (Japan Meteorological Agency), la pressione centrale dentro l’occhio di “Jelawat” sarebbe scesa intorno i 905 hpa, un valore estremamente basso ma non eccezionale per un mostro di categoria 5, che continua a sprigionare una grandissima energia. I venti medi sostenuti, nell’area attorno l’occhio centrale, avrebbero raggiunto la soglia dei 250-260 km/h, con raffiche di picco ad oltre i 300 km/h. Le tempeste più violente si sono concentrare però su un’area piuttosto ristretta attorno l’occhio centrale, con pressione sui 905 hpa. In quell’area i fortissimi “venti di sbarramento” prodotti dal potentissimo “gradiente barico”, e dall’intenso moto rotatorio del sistema indotto pure dall’effetto di Coriolis, hanno prodotto un impressionante moto ondoso incrociato (onde provenienti da più direzioni) che ha sviluppato gigantesche ondate, alte fino a più di 10-12 metri nella zona limitrofa all’occhio. L’intera area interessata è stata interdetta alla navigazione marittima dalle autorità marittime delle Filippine. Le ultime immagini satellitari mostrano che il super tifone è ancora in ottima forma, superando la fase di maturità. La costante alimentazione caldo e umida, proveniente sia dal settore più meridionale del mar Cinese Meridionale che dal mar di Celebes, continua a fornire il giusto carburante per lo scoppio della convenzione intorno al profondissimo ciclone tropicale.
Questa alimentazione molto umida, dalle latitudini sub-equatoriali, ha favorito la formazione di una ormai compatta e uniforme muraglia di nubi cumuliformi che avvolge l’intera struttura vorticosa (un classico nei potenti cicloni tropicali di categoria 4 e 5), evidenziando la presenza dell’ampio occhio centrale, ove invece prevalgono le “Subsidenze” (correnti discendenti) indotte dal rapido raffreddamento delle masse d’aria caldo e umide che ascendono rapidamente attorno l’area ciclonica, spingendosi fin sull’alta troposfera. Nelle prossime ore la grande tempesta continuerà a spostarsi verso nord-nord/ovest, sfiorando con il suo bordo più occidentale le coste orientali dell’isola di Luzon, dove si potranno verificare dei forti rovesci di pioggia accompagnati da una sostenuta ventilazione da N-NE e Nord, pronta poi a ruotare più da O-NO, Ovest e O-SO, non appena il ciclone si sposta verso nord-nord-ovest. Muovendosi gradualmente verso nord “Jelawat” finirà su un’area con un debole-moderato “Wind Shear” che dovrebbe contribuire ad inibire l’attività convettiva al suo interno, declassando il super tifone alla 4^ categoria Saffir-Simpson, con venti medi sostenuti sui 230-240 km/h e raffiche di gran lunga superiori. Pur indebolendosi rimarrà un potente super tifone, molto pericoloso.
Anche se per fortuna non impatterà sulla terra ferma, entro domani il margine più occidentale di “Jelawat” potrebbe coinvolgere alcuni arcipelaghi di isole a nord e nord-est di Luzon. In particolare le isole Babuyan e le isole Batan, nello stretto di Luzon, che nella giornata di domani potranno essere sferzate da venti di tempesta provenienti da N-NE, Nord e N-NO, con picchi di oltre i 100 km/h, specie sull’isola di Basco, e un sensibile incremento del moto ondoso, con onde alte fino a 5-6 metri nel tratto di mare ad est di questi arcipelaghi. Già in alcune stazioni, come a Basco o in quella di Itbayat, si sta registrando una rapida intensificazione della ventilazione da NE e N-NE, con raffiche sempre più sostenute. Nel corso della giornata di domani il pericoloso tifone si spingerà sulle meno calde acque superficiali a sud-est di Taiwan, ove andrà ulteriormente ad indebolirsi nel corso della serata/notte successiva, arrivando alla 3^ categoria, con venti medi sostenuti di appena 180-190 km/h attorno l’occhio. Proprio durante questa fase il tifone dovrebbe avviare il processo di sostituzione dell’occhio, causa il lento indebolimento della convezione nella parte centrale del sistema ciclonico.

Venerdì “Jelawat” dovrebbe cominciare a ripiegare più verso nord, transitando come un vigoroso tifone di 3^ categoria nel tratto di oceano ad est dell’isola-stato di Taiwan, a debita distanza. Il suo passaggio dovrebbe causare una intensificazione della ventilazione settentrionale, in genere da NE e N-NE, sulle coste orientali di Taiwan, con forti raffiche nelle aree maggiormente esposte. Pur rimanendo in pieno oceano, durante la giornata di venerdì, “Jelawat” rischia di passare molto vicino agli arcipelaghi presenti a nord-est di Taiwan, in particolare sulle isole Sakishima che potrebbero fare i conti con la furia del ciclone, nato e cresciuto sopra le caldissime acque superficiali del mar delle Filippine. Con molta probabilità il tifone raggiungerà questi arcipelaghi già parecchio indebolito, probabilmente alla 3^ o 2^ categoria, con venti medi sostenuti però molto forti e impetuosi, oltre i 140-150 km/h attorno l’occhio, che potranno cagionare molti danni alle abitazioni e tanti disagi. Da non sottovalutare pure gli effetti delle mareggiate che potrebbero risultare molto intense, con ondate alte più di 5-6 metri. Nei giorni successivi il tifone, superando i 25° 26° di latitudine nord, inizierà ad essere agganciato in quota dalle correnti occidentali delle medie latitudini, virando bruscamente verso nord-est, nel mare ad est delle Ryùkyù, finendo su acque sempre più fredde che dovrebbero arrestare l’attività convettiva al suo interno, trasformandolo in una potente tempesta tropicale sui mari a sud del Giappone meridionale.



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