Tra il 18 e 19 agosto 2012 a monte di Castellammare di Stabia si è sviluppato un incendio boschivo che ha devastato la fitta vegetazione su circa 15 ettari del ripido versante nordorientale del Monte Faito (figura 1). L’area devastata dal fuoco è suddivisa in due sottobacini. La vegetazione attecchisce sul suolo di origine vulcanica poggiante sul substrato di rocce carbonatiche. La copertura di sedimenti sciolti non incastrati nel substrato ha spessore variabile e mediamente è compreso tra 1 e 2 metri. Si fa presente che il PAI (piano del Rischio Idrogeologico elaborato dalla competente Autorità di Bacino non ha considerato il rischio che si determina in seguito agli incendi. Il Dr. Valerio Buonomo ha immediatamente rilevato e cartografato l’area interessata dall’incendio e in collaborazione gli autori della presente nota hanno subito elaborato uno scenario relativo al rischio per l’area antropizzata ed urbanizzata a valle nell’eventualità che il versante venisse interessato da un significativo evento piovoso. Le ricerche ed elaborazioni di seguito sintetizzate si inquadrano in uno studio pluriannuale coordinato da F. Ortolani sui fenomeni idrogeologici innescati da eventi piovosi rilasciati di solito da cumulo nembi finalizzato alla individuazione di linee di intervento tese ad evitare, almeno, vittime umane.
La situazione creatasi a monte di una parte dell’abitato di Castellammare di Stabia, anche se non interessava una notevole estensione areale, è stata presa come esempio per evidenziare il nuovo pericolo idrogeologico causato dall’incendio e come individuare le aree urbane a valle che possono essere attraversate da flussi detritici in connessione con intensi eventi piovosi rilasciati durante il transito di cumulo nembi che tipicamente si innescano nel periodo di transizione tra estate ed inverno.
La difesa in tempo reale dai flussi detritici causati dagli incendi boschivi non fa ancora parte della cultura ambientale delle amministrazioni pubbliche così come la difesa dalle catastrofi idrogeologiche improvvise provocate dal transito di cumulo nembi come si è verificato lo scorso autunno dalle Cinque Terre, a Genova a San Gregorio Magno al messinese tirrenico.
I sindaci sono i responsabili di eventuali problemi che riguardino la sicurezza dell’ambiente e dei cittadini. Ciò comporta che i sindaci devono avere a disposizione una struttura con persone addestrate e una organizzazione tale da monitorare il territorio e individuare prontamente il sopraggiungere di eventuali fenomeni idrogeologici.
Ciò comporta che i sindaci devono disporre di un dettagliato piano di protezione civile che consenta loro di organizzare la migliore difesa dei cittadini italiani e stranieri.
Devono avere provveduto ad individuare e delimitare i versanti che eventualmente sono stati percorsi dal fuoco e che potrebbero alimentare flussi detritici se il bacino idrografico viene investito da piogge eccezionali come quelle che si verificarono a San Gregorio Magno nell’autunno scorso e ad Atrani nel settembre dell’anno prima.
Dovrebbero disporre di un sistema di monitoraggio meteo ed idrogeologico in grado di individuare fin dall’inizio un evento piovoso eccezionale connesso al transito di cumulo nembi e non aspettare l’arrivo delle onde di piena o dei flussi detritici.
Dovrebbero avere a disposizione un “Sistema di Allarme Idrogeologico Immediato” come abbiamo proposto lo scorso anno dopo i disastrosi fenomeni verificatisi nell’autunno dalle Cinque Terre, a Genova al messinese tirrenico passando per San Gregorio Magno. Un sistema semplice del costo di circa 10.000 euro per piccolo bacino idrografico, come si può leggere in vari articoli dello scrivente reperibili in rete.
Purtroppo oggi i cittadini devono ancora continuare a pensare: “Io, speriamo che me la cavo”.
Questa volta a Castellammare di Stabia è andata bene. Stare meglio e più sicuri si può con poca spesa.
Bisogna autoorganizzarsi adeguatamente dal basso sollecitando le istituzioni superiori a mettere a punto una fliera di Allarme Idrogeologico Immediato, l’unico sistema attualmente che possa consentire di evitare, almeno, nuove vittime!
Le immagini a corredo dell’articolo illustrano le previsioni elaborate il 20 agosto 2012 e la verifica sperimentale realizzatasi in seguito all’evento piovoso della mattinata del 13 settembre 2012.
Articolo realizzato in collaborazione con Valerio Buonomo, c/o CNR-IAMC, Napoli.


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