Marte: correlazioni tra ghiaccio, polvere e irraggiamento solare

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Credit: NASA/JPL/MSSS.

I ricercatori del Niels Bohr Institute hanno correlato i livelli nella calotta di ghiaccio sul polo nord di Marte alle variazioni di irraggiamento solare sul pianeta rosso, i cui risultati sono stati pubblicati nella rivista scientifica Icarus. Le calotte di ghiaccio sui poli di Marte presentano chilometri di spessore e sono composte di ghiaccio e polvere. Recentemente, grazie alle immagini satellitari pervenute dallo spazio, sono state osservate vere e proprie scogliere e pendii. Gli scienziati credono che il clima passato di Marte possa essere analizzato allo stesso modo come la storia del clima della Terra può essere letta analizzando campioni di ghiaccio dalle calotte Groenlandesi e Antartiche. L’insolazione solare su Marte è variata notevolmente nel corso del tempo, soprattutto a causa di grandi variazioni nell’inclinazione dell’asse di rotazione del pianeta, apportando sensibili variazioni climatiche. Per anni gli scienziati hanno cercato possibili correlazioni tra ghiaccio, polvere e irraggiamento solare, cercando segni di sequenze periodiche negli strati visibili. Questi segnali periodici potrebbero essere riconducibili alle variazioni note dell’irraggiamento solare su Marte, ma finora non era chiaro se fosse possibile trovare un’esatta correlazione. “In questo studio siamo andati in una direzione completamente diversa. Abbiamo sviluppato un modello di come gli strati siano stati costruiti sulla base di fondamentali processi fisici”, spiega Christine Hvidberg, un ricercatore presso il Niels Bohr Institute dell’Università di Copenaghen. Secondo il ricercatore la formazione dello strato di ghiaccio è guidato dall’insolazione e dagli strati di polvere, che a loro volta possono essere formati da due processi: 1) maggiore evaporazione del ghiaccio durante l’estate, ossia quando l’asse di rotazione si inclina verso il basso. 2) Variazioni nell’accumulo di polvere a causa delle variazioni dell’inclinazione assiale. Il modello è semplice, ma fisicamente possibile e può essere utilizzato per esaminare la relazione tra variabilità del clima e formazione degli strati. Confrontando la distribuzione degli strati nel modello con misure precise da immagini satellitari ad alta risoluzione della calotta del polo nord di Marte, si è scoperto che il modello è in grado di riprodurre le sequenze complesse negli strati.