Il lungo, gelido e buio inverno australe è appena terminato sopra le immense lande ghiacciate del continente antartico. Quello di quest’anno è stato un inverno molto rigido per le aree interne del Plateau dell’Antartide. Lo spesso strato di inversione termica preesistente sopra la vasta Calotta dell’emisfero australe (effetto Albedo) ha resistito bene alle varie avvezioni di aria mite oceanica spinte dalle profondissime aree cicloniche sub-polari, che si formano e si approfondiscono a ridosso delle coste antartiche, spingendo lungo il proprio settore pre-frontale masse d’aria molto miti dalle medio basse latitudini oceaniche che penetrano fin dentro l’area del Plateau, ove l’insorgenza della ventilazione dai quadranti settentrionali spesso riesce a scalfire l’inversione termica, provocando un brusco aumento dei valori termici. In alcune zone la colonnina di mercurio ha sfondato pure il muro dei -78°C -79°C, con picchi sotto la soglia estrema dei -80°C. Specie Nell’area ove è ubicata la celebre base russa di Vostok (posta a 3488 metri sul livello del mare sul versante orientale del Plateau), la detentrice del record di freddo della Terra, con gli straordinari -89.2° registrati il 21 Luglio del 1983. Tuttora quel valore cosi estremo rappresenta la temperatura più bassa mai registrata sul nostro pianeta.
Bisognerebbe sottolineare che mentre nella parte orientale della Calotta antartica si raggiungono i valori di gelo più estremi, come quelli della mitica base di Vostok, lungo il settore occidentale, molto più piatto e facilmente influenzato dal passaggio delle profonde depressioni circumpolari che aggirano le coste del Polo Sud, le temperature rimangono di poco più elevate rispetto alla parte orientale. Proprio nei giorni scorsi, con l’inizio della primavera australe, nel luogo più estremo del pianeta, si è registrato un nuovo picco di gelo estremo, con la colonnina di mercurio che è sprofondata per più volte al di sotto della soglia dei -80°C. Precisamente lo scorso 16 Settembre 2012, la stazione automatica della base russa, ha registrato una minima assoluta di ben -83.6°C, mentre la temperatura massima non è riuscita ad oltrepassare il muro dei -73.6°C, con una media nelle 24 ore che si è attestata sui -78.6°C.
I -83.6°C di Vostok rappresenterebbero la temperatura più bassa registrata sulla Terra durante il 2012, superando pure i picchi di -81.0°C registrati a Giugno, all’inizio dell’inverno australe. Il notevole picco di gelo è stato favorito anche dalla debole ventilazione da E-SE e SE (media oraria sugli 11 km/h), che non ha scalfito lo strato di inversione termica, permettendo lo sfondamento dei -80°C. Un altro picco estremo è stato segnato giorno 18, con una minima di -81.0°C, mentre la massima si è portata sui -70.7°C. L’ultima temperatura massima sotto i -70.0°C risale a giorno 19, quando il termometro della stazione automatica di Vostok non ha oltrepassato i -70.2°C, segno dell’ottimo stato di salute dell’inversione termica sopra il Plateau orientale dell’Antartide. Ma dal 20 in poi anche sull’area di Vostok è arrivato il primo blando riscaldamento primaverile, con una graduale risalita delle temperature.
Domenica 23 Settembre si è registrata la prima max sopra i -55.0°, accompagnata da un progressivo rinforzo della ventilazione orientale che ha cominciato a limare in quota lo strato d’inversione preesistente sopra il Plateau, iniettando masse d’aria più temperate, di lontane origini oceaniche, che sono riuscite a penetrare fino alla parte più interna del Plateau orientale. Tale avvezione calda è stata prodotta dal passaggio di una profondissima area ciclonica sub-polare nel tratto di mare antistante le coste dell’Antartide orientale. Questo profondissimo ciclone extratropicale, a carattere freddo, ha pilotato verso l’Antartide orientale un flusso di umide e temperate correnti oceaniche, tramite una sostenuta ventilazione dai quadranti settentrionali o nord-orientali, che dalle coste antartiche si sono mosse fin all’interno del Plateau orientale antartico, turbando il regime anticiclonico termico permanente nell’intera area. La risalita termica sulla base di Vostok, come su altre stazioni ubicate sull’Antartide orientale, è proseguita fino alla giornata di ieri, quando la massima ha raggiunto un picco di -54.1°C.
Da segnalare pure il dato della minima, che a causa dell’intensa ventilazione orientale (raffiche ad oltre i 55 km/h da Est), non è andata al di là dei –61.1°C, indice dello scalfimento dell’inversione. Nei prossimi giorni, con l’ulteriore rinvigorimento dell’attività ciclonica sui mari antartici, si produrranno nuove intense avvezioni calde che si intrufoleranno all’interno del Plateau, determineranno nuove “scaldate” nel cuore del Polo Sud. Di tutta risposta, mentre il Plateau antartico si inizia a riempire di aria mite di matrice oceanica, che si intrufola dentro il continente antartico rompendo lo strato di inversione termica, l’aria molto gelida e pesante preesistente sull’entroterra interno viene scalzata verso l’esterno da quella più calda in entrata, sobbalzando rapidamente verso le aree costiere e i mari sub-antartici, tramite fortissimi venti “Catabatici” che possono divenire anche particolarmente violenti, con raffiche ad oltre 200 km/h. Questi flussi gelidi escono a gran velocità dall’Antartide per risalire lungo i meridiani verso latitudini superiori, in direzione dell’area sud-americana, l’Australia meridionale e la Nuova Zelanda.



Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?