“Onda orografica” sui rilievi della Norvegia meridionale; come si origina questo fenomeno ?

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Schema di sviluppo dell'"onda orografica"

Il sostenuto flusso occidentale che scorre lungo il bordo settentrionale dell’anticiclone oceanico, che sta distendendo le proprie propaggini più orientali verso l’Europa centro-meridionale e il Mediterraneo centro-occidentale, si è diretto sulle coste norvegesi, impattando contro i rilievi della Norvegia meridionale ha creato delle spettacolari “onde orografiche”, ben visibili dalle ultime moviole satellitari del tardo pomeriggio con bellissime nubi lenticolari (altocumuli a forma di lente). Tale fenomeno si verifica allorquando l’intenso flusso eolico che scorre in quota, una volta incontrata una importante barriera orografica nella sua traiettoria (in genere rilievi alti più di 2000-3000 metri). Esso è costretto a superare un simile ostacolo originando delle onde d’aria (le turbolenze), simili a quelle marine, con tanto di cresta e cavo.

Ecco un esempio di "onda orografica" a più livelli

Queste ondulazioni vengono chiamate anche con il termine di “onde orografiche” (mountain waves) visto che sono causate proprio dall’impatto con il rilievo. In genere la massa d’aria stabile trasportata su un rilievo diventa molto più densa raffreddandosi e sotto l’influenza della gravità tende a sprofondare sottovento alla barriera montuosa oscillando attorno al suo punto di equilibrio. Le nubi prodotte dalle “onde orografiche” assumono questo tipo di forme lenticolari perché quando l’aria sale lungo la cresta tende a dilatarsi e a raffreddarsi, facendo condensare il vapore in minuscole goccioline d’acqua, che danno vita alla nube. Quando l’aria scende e si scalda l’acqua evapora e la nube tende poi lentamente a dissolversi. Ciò spiega perché nella conca dell’”onda orografica” si formano gruppi di nubi lenticolari, distribuiti su più livelli, che appaiono come grandi lenti o alle volte prendono le sembianze di dischi volanti sospesi sopra i rilievi. Questo tipo di nubi possono contenere anche dei cristalli di ghiaccio che si formano in continuazione durante il raffreddamento adiabatico dell’aria che sale verso la cresta dell’“onda orografica“, per poi dissolversi altrettanto rapidamente durante la successiva discesa.