Rosso di sera bel tempo si spera

Spesso critichiamo le persone che appaiono in TV per annunciare le previsioni meteorologiche. Diciamo che cento anni fa non c’era la Rai eppure i contadini avevano sempre i loro punti di riferimento per fare da soli delle previsioni che fossero affidabili. Ci chiediamo se questa affermazione sia corretta o no. Che cosa avevano a disposizione i contadini di cento o di mille anni fa per fare le proprie previsioni meteorologiche.

Forse la cosa più importante erano i proverbi.

“Rosso di sera bel tempo si spera”, forse è il più famoso dei proverbi di carattere meteorologico.

Era quanto sostenevano i nostri avi ed è, in parte, confermato dalla scienza. Se il sole al tramonto non incontrava nuvole e si tingeva di rosso, la giornata  seguente, con grande probabilità, sarebbe stata serena.

La luce solare è una radiazione elettromagnetica composta di varie frequenze ed ogni frequenza corrisponde a un colore che va dal rosso (frequenza più bassa) al violetto (frequenza più alta), i quali combinati danno alla luce il colore bianco. Passando attraverso l’atmosfera la luce solare viene deviata dalla direzione iniziale. A seconda della frequenza, la deviazione cambia: è più grande per la radiazione rossa e diminuisce man mano che la frequenza si avvicina al violetto. Quando il sole è al tramonto e i suoi raggi sono radenti agli strati più alti dell’atmosfera, arriva il momento in cui vediamo solamente la radiazione che ha un deviazione maggiore, cioè quella rossa. Ma per vedere il sole, serve tuttavia un’altra condizione: che il cielo sia sgombro da nubi.

Ed infatti, considerando che le perturbazioni, in Italia, arrivano prevalentemente da ovest e che il sole sorge a est e tramonta a ovest, se alla sera a occidente non vi sono nubi (mancanza di acqua e vapore acqueo), guardando in quella direzione possiamo vedere un tramonto rosso e, se le condizioni meteorologiche non cambiano repentinamente, ci si può aspettare per l’indomani una giornata assolata.

Legato al mondo di coloro che andavano per mare e a quello dei pastori, l’antico detto aveva una importanza vitale nell’economia del medioevo, soprattutto per i marinai che dovevano decidere da esso se era opportuno affrontare il mare oppure perdere una giornata di lavoro.

Se l’arrivo del bel tempo era previsto dalla colorazione del sole al tramonto, il mal tempo era annunciato dal tipo di nubi: “Cielo a pecorelle, pioggia a catinelle”

Il cielo a pecorelle si verifica quando ad alta quota l’atmosfera è invasa da nubi della classe dei cirrocumuli (nubi alte, sopra i 5000 metri circa) o degli altocumuli (nubi medie, tra 3000 e 5000 metri circa). In questi casi il cielo si presenta cosparso da una miriade di nubi irregolari a forma di batuffolo di cotone, che sembrano tante pecorelle sparse nel cielo.

Essi sono formati prevalentemente da aghetti di ghiaccio misti ad acqua ed indicano la presenza di correnti in quota che preannunciano l’arrivo del fronte caldo e di una depressione con un sicuro peggioramento del tempo (entro 15-30 ore).

In effetti queste nubi sono di poca consistenza, che certamente di per sé non sono in grado di provocare precipitazioni. Il proverbio afferma però che la pioggia è vicina, ed in effetti è possibile dare una conferma scientifica a questa convinzione, poiché queste nuvole preannunciano anche con grande anticipo (48 ore) l’arrivo di una perturbazione. Si attende quindi generalmente prima la comparsa delle nubi alte, formate da cristalli di ghiaccio, poi da quelle medie, costituite solitamente da ghiaccio ed acqua, fino alle nubi basse formate da gocce di pioggia via via più grandi.

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