Come si dice la tropical storm “Kristy” sta navigando sopra “cattive” acque. E’ proprio quello che sta capitando a “Kristy”, che fino a pochi giorni fa era una vigorosa tempesta tropicale che si è sviluppata sopra le caldissime acque superficiali del Pacifico orientale, nel tratto a largo delle coste del Messico. Dopo il suo rapido approfondimento, nella giornata di venerdì 14, quando il sistema presentava una pressione centrale scesa sotto i 998 hpa con venti medi sostenuti che hanno oltrepassato i 90-100 km/h, la tempesta tropicale si è spinta verso nord/nord-ovest, piegando successivamente più verso nord-ovest, seguendo una rotta tradizionale per i cicloni tropicali che si originano sul Pacifico orientale, davanti le coste centro-americane. In mare aperto i forti venti prodotti dalla circolazione depressionaria tropicale hanno creato un sostenuto moto ondoso, con onde alte anche più di 4-5 metri. Nella giornata di ieri, come previsto dai principali modelli matematici, “Kristy” ha accelerato il passo in direzione nord-ovest, transitando a largo di Cabo San Lucas, per poi bordare le coste meridionali della penisola di California, mantenendo il proprio centro in mare aperto, a debita distanza dalla fascia costiera della bassa California (Messico nord-occidentale). Seguendo questa rotta la tropical storm, continuando il suo movimento in direzione nord-ovest, si è trovata di fronte un temibile nemico per tutti i cicloni tropicali; le acque fredde trasportate dalla “corrente marina di California”.
“La corrente della California” è una fredda corrente marina, alimentata dai sostenuti venti occidentali presenti sul Pacifico settentrionale, che trasporta masse d’acqua piuttosto fredde che impattano sulle coste canadesi della British Columbia, per piegare verso sud e bordare tutte le coste della West Coast, dallo stato di Washington fino alla California e al Messico nord-occidentale. Proprio per la sua influenza le acque antistanti le coste occidentali degli Stati Uniti, un esempio su tutti la California (si pensi all’area di Santa Monica fino a San Diego), sono piuttosto fredde tutto l’anno, con temperature spesso inferiori ai +19° (ciò può spiegare la scarsa piovosità delle coste della California meridionale o in città come Los Angeles o San Diego). Tale corrente marina, una volta raggiunte le coste messicane della bassa California inizia a far ruotare un proprio ramo verso sud-ovest, unendolo alla più calda “corrente nord equatoriale” che agisce sul Pacifico tropicale settentrionale, intorno i 20° di latitudine nord.
La presenza della fredda “corrente marina della California” è talmente influente sulla circolazione atmosferica del Pacifico nord-orientale da riuscire a tagliare fuori la California meridionale dalla traiettoria degli insidiosi uragani, che nel periodo estivo si originano a largo delle coste messicane e dell’America centrale. In genere quei pochi uragani o tempeste tropicali che si sono avventurate nel tratto di oceano a sud-ovest delle isole Channel (arcipelago posizionato a largo dell’area costiera di Los Angeles) sono stati prontamente dissipati dalle acque fredde, che hanno ridotto questi sistemi in deboli depressioni tropicali che si sono prontamente dissipate poco a largo della costa. La stessa sorte toccherà anche a “Kristy”. L’avvicinamento della tempesta tropicale alle fredde acque della “corrente della California” ha innescato un rapido processo di indebolimento, a causa del venir meno del calore latente (linfa vitale per l’attività convettiva e per l’approfondimento del vortice depressionario) fornito dalla superficie oceanica che a sua volta determina un riempimento di aria più fredda che inibisce sensibilmente la convenzione. La tempesta tropicale, di conseguenza, si è velocemente indebolita, fino ad essere erosa dall’interno dall’influenza fredda delle acque oceaniche. A breve la perturbazione verrà declassata in una semplice depressione tropicale che tenderà rapidamente a dissiparsi in un vortice depressionario nella media troposfera, poco a largo delle coste settentrionali della penisola di California, senza rappresentare alcun tipo di minaccia per le terre emerse.


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