Una cellula di sicurezza per proteggersi dai terremoti, anche all’interno della propria abitazione. A presentarla e’ stato l’imprenditore calabrese Antonino De Masi che l’ha realizzata con la sua azienda, la DemTech. ”Il progetto – ha detto De Masi durante la presentazione, avvenuta nella sede dell’azienda, nell’area industriale di Gioia Tauro – nasce due anni fa, quando mi sono chiesto perche’, in caso di terremoto, una casa dovesse diventare un luogo di morte. Abbiamo dunque dato vita ad una struttura che non e’ solo antisismica ma che puo’ essere trattata alla stregua di un mobile, rivestibile come meglio si crede e che puo’ fare da veicolo al Made in Italy all’estero. Un prodotto semplice, che puo’ salvare molte vite umane”. Alla presentazione ha partecipato anche Marco Ansilei, ricercatore dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, che ha parlato dei rischi sismici in Calabria. La cellula modulare puo’ essere adattata a varie esigenze e spazi, ed e’ costituita da pareti in acciaio ricoperte da pannelli con una struttura di base in acciaio predisposta anche per essere rivestita con piastrelle o parquet, o confondersi con gli altri oggetti d’arredo. La parte superiore, grazie ad un innovativo sistema di distribuzione e scarico dei pesi garantisce un’alta resistenza. Le dimensioni sono variabili, ma c’e’ un modello standard che puo’ essere montato in una casa. Nel corso della manifestazione si e’ svolto anche un dibattito su legalita’ e imprenditoria in Calabria, con i parlamentari Angela Napoli e Doris Lo Moro, il referente di Libera don Pino Demasi, e l’imprenditore Pippo Callipo, che si sono soffermati sul ruolo devastante della ‘ndrangheta come freno allo sviluppo. Callipo ha proposto che lo Stato si riappropri dei capanni vuoti dell’area portuale di Gioia Tauro. ”Lo Stato – ha detto – li affidi ad una cifra simbolica a chi vuole fare imprenditoria pulita e legale”. De Masi ha sottolineato che il mondo dell’impresa non puo’ stare in uno spazio di ambiguita’ invitando gli imprenditori ad assumersi la responsabilita’ di scegliere. ”Ci sono – ha detto don Pino Demasi – tanti capannoni vuoti, ma oggi siamo in uno che produce qualcosa di innovativo. A farlo e’ stato un cittadino della Piana, segno che la pagina possono voltarla solo i calabresi. Gli altri hanno prodotto solo scatole vuote. La politica, anche se non va criminalizzata, deve smettere di essere il convitato di pietra ai banchetti della ‘ndrangheta”. Per Angela Napoli ”i capannoni sono chiusi senza che lo Stato abbia accertato cosa e’ successo, consentendo a pseudo imprenditori di beneficiare di fondi. Lo Stato non tutela abbastanza gli imprenditori in difficolta’ che si ribellano allo strapotere mafioso e cercano di offrire possibilita’ di sviluppo. E’ il momento di fare rete di unire gli sforzi per abbattere le negativita’ della Calabria”. Concetti condivisi anche da Doris Lo Moro ”Fare l’imprenditore in Calabria – ha sostenuto – e’ un mestiere difficile, specie in una regione dove c’e’ un alto tasso di mortalita’ della aziende. Servirebbe un ‘sistema Calabria’ che non c’e”’.
Terremoti: dalla Calabria una scoperta rivoluzionaria, De Masi presenta a Gioia Tauro la ‘cellula di sicurezza’


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