Terremoto Emilia Romagna, il ministro Oranghi: “per la ricostruzione servono migliaia di milioni di euro”

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Per la ricostruzione dopo il terremoto che ha colpito l’Emilia Romagna e parte della Lombardia e del Veneto, “servono migliaia di milioni di euro”. Lo ha annunciato il ministro dei beni culturali, Lorenzo Ornaghi, partecipando alla giornata informativa sull’attivita’ del Mibac dopo il sisma dello scorso maggio, organizzata oggi nel Complesso Monumentale di San Michele a Ripa a Roma. Il ministero ha speso finora circa tre milioni. Il titolare del dicastero di Vial del Collegio Romano ha anche spiegato che “ricostruire non e’ replicare. Dobbiamo decidere se tutto puo’ essere ricostruito e in quali condizioni -ha detto- ricostruire comporta sempre la necessita’ di realizzare qualcosa di nuovo. Da parte nostra c’e’ il massimo impegno nel riportare la situazione a quello che era prima del terremoto. L’importante e’ avere personale motivato con la voglia di fare e che considera con la massima serieta’ tutti i problemi. La decisione non e’ facile”. Ornaghi ha anche evidenziato che “la concentrazione delle risorse nelle mani dei commissari, cioe’ i presidenti delle Regioni colpite dal sisma, significa accorciare i tempi e ridurre le lungaggini burocratiche”. E ha sottolineato che “la decisione del governo di assegnare le risorse economiche direttamente ai rappresentanti delle regioni, e’ una innovazione importante”.
”Per ora siamo riusciti a fronteggiare le nostre emergenze. Quello che occorrera’ per i beni culturali -ha ribadito- non sara’ poco e sara’ argomento di dialogo con i presidenti delle Regioni”. Secondo il ministro, per affrontare il sisma, occorreva “gestire la strordinarieta’ attraverso l’ordinarieta’. Questo e’ il compito dello Stato anche nelle situazioni emergenziali”, ha sottolineato Ornaghi, spiegando che questa e’ la sua visione delle cose. Intanto quella di oggi, al Complesso Monumentale di San Michele a Ripa, e’ stata “una giornata di informazione che punta a dar conto di quello che si e’ fatto a distanza di quattro mesi dal sisma e mettere a punto le azioni da realizzare successivamente”, ha detto il segretario generale del Mibac, Antonia Pasqua Recchia, aprendo la giornata di lavoro.
Il terremoto e’ stato un evento in cui il Mibac ha messo in atto “un processo organizzativo -ha precisato Recchia- gia’ avviato a febbraio su input del ministro Ornaghi. Sono emerse delle difficolta’ ad interagire con altre istituzioni che nel frattempo sono cambiate”.

Il ministro Ornaghi

“Questo ha significato molto -ha sottolineato- soprattutto nella fase operativa iniziale, quando si e’ trattato di capire da subito cosa fare per la conservazione del patrimonio, per il ricovero e la messa in sicurezza delle opere danneggiate”. Si tratta quindi di creare interazione tra le varie istituzioni, apparentemente diverse ma tutte ugualmente impegnate in fenomeni drammatici come il terremoto, che possano simultaneamente intervenire nella fase di emergenza. Recchia ha anche annunciato l’arrivo di altri 5 milioni di euro per la ricostruzione, gia’ stanziati, che saranno disponibili entro la fine dell’anno.
Nel corso del convegno di oggi, la direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici dell’Emilia Romagna, ha reso nota la situazione dei danni agli edifici causati dal sisma. Al 31 agosto il 55% degli edifici culturali dell’Emilia Romagna risultano chiusi e non agibili. Nella tabella dei danni al patrimonio culturale risultano 1.294 i beni complessivi architettonici danneggiati, molti dei complessi corrispondono a piu’ edifici; al momento infatti i sopralluoghi effettuati prevedono di stimare che gli edifici colpiti sono il 70-100% in piu’ dei complessi segnalati, cioe’ circa 2400-2500 edifici. 564 invece, sono gli edifici di proprieta’ ecclesiastica e di persone giuridiche. Mentre sono 532 gli edifici danneggiati di proprieta’ pubblica e 197 quelli di proprieta’ privata. Risultano 3.172 le segnalazioni e le attivita’ riscontrate nelle province dell’Emilia Romagna, solo a Modena 1.196, 858 a Ferrara, 608 a Bologna, 474 a Reggio Emilia e 36 nelle restanti province. Dati che danno l’idea della cospicua attivita’ effettuata dal Mibac in occasione del sisma, dai suoi dipendenti ai quali, rileva Recchia, “non sono stati ancora pagati gli straordinari ne’ i rimborsi per le spese anticipate”. Questo a causa delle risorse economiche ormai insufficienti del ministero.
Il capo della Protezione Civile, Franco Gabrielli, che ha partecipato al convegno, ha evidenziato l'”importanza” e la “necessita'” che “in un concetto di sistema si pensi alla formazione di squadre preparate e dirette dal Mibac che nell’immediatezza degli eventi possano essere catapultate sul territorio per realizzare una fase ricognitiva. Solo cosi’ si puo’ avere una immediata idea di come intervenire in caso di emergenza”. E’ quindi “necessario -ha proseguito Gabrielli- che l’attivita’ del complesso dei beni culturali diventi parte effettiva del sistema decisionale. Creare delle professionalita’ e delle competenze specifiche sulle quali il ‘sistema’ deve avere contezza da subito. Solo cosi’ diventa possibile capire quali sono i beni culturali danneggiati, come intervenire e come modulare le risorse”. “Dobbiamo prendere coscienza che questo e’ un paese sismico -ha sottolineato il capo della protezione civile- ma e’ anche un paese che prende coscienza delle cose solo quando succedono. La vicenda di maggio -ha concluso- ci insegna che cio’ che era stato immaginato fino a quel momento e’ stato ormai superato”.