
In un nostro articolo dello scorso 18 Agosto avevamo messo in evidenza come lungo l’Atlantico tropicale si era realizzata una circolazione atmosferica adatta per la formazione di numerosi sistemi tropicali organizzati (“tropical waves” dall’Africa occidentale inserite nell’”Easterly Jet” che evidenziano la stretta correlazione con l’andamento del monsone africano), pronti ad evolvere in intense tempeste tropicali o anche uragani, fino alla 1^ e alla 2^ categoria. L’elevato posizionamento del “fronte di convergenza intertropicale”, meglio noto con la sigla “ITCZ”, fino ai 18° 20° di latitudine nord tra l’Africa occidentale e l’Atlantico tropicale (ciò spiega l’origine dei temporali e delle piogge che hanno interessato nell’ultima settimana di Agosto diverse aree del Sahara occidentale e persino le regioni più meridionali del deserto algerino), ha originato un rapido indebolimento del flusso legato all’Aliseo di NE, rafforzando al contempo l’Aliseo di SE, che si è spinto al di là dell’equatore geografico, piegando più da S-SO e SO attorno gli 8° 10° di latitudine nord, con la creazione di estese aree di convergenza venti nei bassi strati, molto adatte per l’insorgenza di aree di disturbo. Difatti la stagione del 2012 si sta rilevando una delle più intense degli ultimi anni, anche se finora buona parte degli uragani che si sono formati non hanno mai raggiunto grandi dimensioni, attestandosi solitamente tra la 1^ e la 2^ categoria della Saffir-Simpson, salvo il caso di “Michael” che nel tratto di oceano a sud-est di Bermuda ha raggiunto temporaneamente la 3^ categoria (finora la più alta toccata da un uragano atlantico in questo 2012).
Ma ora tentiamo di capire come mai il 2012 sta presentando un sensibile aumento della tempeste sull’Atlantico tropicale. Durante i mesi di Luglio e Agosto, mentre l’area del Mediterraneo centro-occidentale si trovava a fare i conti con le frequenti espansioni dell’opprimente promontorio anticiclonico nord-africano, originate dal netto spostamento verso nord dell’”ITCZ” sul fronte africano occidentale, sull’Atlantico tropicale, a causa del particolare dislocamento del baricentro degli anticicloni sub-tropicali permanenti, l’Aliseo di SE raggiungeva le sue massime intensità sopra l’Atlantico meridionale tropicale, spirando con notevole forza in pieno oceano. Il sostenuto flusso dell’Aliseo di SE, alimentato dalla massima elevazione annua dell’”ITCZ”, è riuscito a oltrepassare la linea dell’equatore geografico, in mezzo all’Atlantico, sconfinando fino all’emisfero boreale, all’altezza dei 10°-11° di latitudine nord (localmente anche più a nord). Una parte del flusso legato all’Aliseo di SE dell’Atlantico meridionale invece ha risalito il tratto di oceano a largo delle coste dell’Africa occidentale, tra la costa namibiana e quella dell’Angola, per poi raggiungere l’area del Congo, il Gabon e il golfo di Guinea, iniziando a piegare verso destra e trasformandosi in una ventilazione più da S-SO o SO, definita proprio con il termine di “Monsone di Guinea”.

Difatti il “Monsone di Guinea” altro non è che l’Aliseo di SE che giunto in prossimità del golfo di Guinea e delle coste dell’Africa occidentale viene deviato verso destra, da S-SO o SO, a causa della presenza di una profonda depressione termica che a seconda delle stagioni si sposta tra l‘Africa centrale e la fascia del Sahel. Durante il periodo estivo (estate boreale), quando sul Sahel si raggiungono i massimi picchi di insolazione con il sole allo “Zenit”, sul Sahel occidentale (tra Niger, Mali e sud della Mauritania) l’intensa calura che si accumulava ha agevolato la formazione di una ampia depressione termica al suolo che richiamava l’umida ventilazione del “Monsone di Guinea” fino ai confini più meridionale della grande regione desertica del Sahara. L’aria più umida e temperata di origine oceanica che risaliva dal golfo di Guinea, scontrandosi con quella molto più calda e secca preesistente sopra le vaste distese semi-desertiche dell’area sub-sahariana, ha portato con se acquazzoni e forti temporali che interessano soprattutto la Guinea, il Burkina Faso, la Nigeria centrale, il sud del Ciad, il South Sudan e il Sudan più meridionale. In questo periodo il notevole rinforzo dell’Aliseo di SE ha rinvigorito, di conseguenza, la circolazione monsonica di Guinea, che penetrando nel cuore dell’Africa centro-settentrionale è riuscita a portare piogge preziose per le popolazioni che vivono nei paesi dell’Africa sub-sahariana, la cui economia si basa principalmente sull’agricoltura e l’allevamento.

In più il teso Aliseo di SE ha agitato sensibilmente buona parte dell’Atlantico tropicale meridionale che si presenta agitato o molto agitato a largo, con onde di “mare vivo” che raggiungono anche i 3-4 metri di altezza nel tratto di oceano davanti le coste della Namibia e dell’Angola, mentre le onde più lunghe si sono propagate alle coste che si affacciano al golfo di Guinea. Mentre l’Aliseo di SE ha toccato la sua massima intensità sull’Atlantico meridionale, avvertendosi fino ai 10°-11° di latitudine nord, l’Aliseo di NE invece si è ridimensionato davanti le coste dell’Africa occidentale. Ciò ha favorito lo sviluppo di una fascia di “Calme equatoriali” in pieno Atlantico, fra le coste africane e quelle della Guyana, dove le calme orizzontali di vento agevolano l’innesco di forti correnti ascensionali (attività convettiva), con la formazione di grossi “Cluster temporaleschi” che tendono a distaccarsi dalla linea dove si attesta il “fronte intertropicale”. Questa zona di “Calme equatoriali” si è mantenuta per molti giorni davanti le coste del Suriname e della Guyana, attorno ai 10° 12° di latitudine nord, un posizionamento più che sufficiente per vedere lo sviluppo di ciclogenesi tropicali (effetto Coriolis) pronte ad evolversi in vere tempeste tropicali o uragani. Ai margini di questa area di “Calme orizzontali di vento” si sono generate delle locali linee di confluenza venti nei bassi strati, fra l’Aliseo di SE e quello di NE, che hanno originato intensi “Cluster temporaleschi”. Alcuni di questi sistemi temporaleschi si sono approfonditi, a contatto con la calda superficie marina dell’oceano, a seguito del notevole rinvigorimento della convenzione che ha accompagnato la formazione di minimi barici al suolo (sui 1006 hpa) che successivamente, approfondendosi ulteriormente (con un calo della pressione al centro del sistema), hanno innescato delle circolazioni cicloniche nei bassi strati, con un notevole rafforzamento dell’attività convettiva. Da qui la promozione a depressione tropicale e l’evoluzione verso acque superficiali molto più calde che di solito provoca un forte approfondimento della struttura depressionaria, se non si aggiungono fattori inibitori, come il “Wind Shear” in quota che taglia la sommità delle nubi temporalesche, arrestando o rallentando i moti convettivi all’interno della circolazione ciclonica.



Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?