Allarme dell’Ispra: alto rischio alluvioni nelle zone costiere dell’Adriatico settentrionale

Il territorio italiano comprende circa 7.700 km di coste e litorali, pari a circa il 16,7 per cento del Mediterraneo. Si stima che circa 2,9 milioni di persone risiedono nella zone costiere del nostro Paese; il 40 per cento nella sola parte Nord-Adriatica, quella piu’ esposta al rischio di inondazione. E’ di questo che si parla oggi al convegno “Aree costiere del nord Adriatico e gestione delle alluvioni“, che si tiene a Venezia, organizzato dall’Ispra e dall’Associazione Idrotecnica Italiana. La parte Nord-Adriatica e’ piu’ a rischio perche’ storicamente soggetta a importanti fenomeni di subsidenza naturale ed antropica sia per la presenza dei tronchi terminali arginati dei grandi corsi d’acqua che solcano tutto il Nord Italia (Po, Adige, Piave e Tagliamento – e in parte anche il territorio Sloveno, Isonzo), che per la ricorrenza di violente mareggiate, in generale associate ad eventi di alta marea eccezionale e per la crescita relativa del livello medio del mare.
Il convegno rappresenta l’occasione per focalizzare l’attenzione di tutti i soggetti coinvolti sull’approccio che occorre adottare per giungere ad una efficace e coordinata gestione del rischio di alluvioni in un’area costiera che interessa tre Distretti Idrografici, attraversando le regioni Friuli Venezia Giulia, Veneto ed Emilia Romagna. All’evento, introdotto dal sottosegretario del ministero dell’Ambiente, Tullio Fanelli, dal presidente dell’Ispra, Bernardo De Bernardinis, dall’assessore all’Ambiente della Regione del Veneto, Maurizio Conte e dall’assessore alle Politiche Ambientali della Provincia di Venezia, Paolo Dalla Vecchia, partecipano numerosi esponenti del mondo accademico, delle Istituzioni e della ricerca scientifica. Il carattere impulsivo delle cause meteorologiche ha determinato nel passato le alluvioni piu’ disastrose, originate dalla concomitanza di fenomeni di inondazione di origine sia fluviale che marina. E’ il caso dello storico evento del 4 novembre 1966 che colpi’ tutti i bacini idrografici del Nord-Est, determinando lungo i corsi d’acqua, con la sola eccezione dell’Isonzo, portate di piena mai registrate in precedenza; nello stesso tempo, una violenta e prolungata mareggiata di scirocco, sostenuta da un eccezionale condizione di alta marea, spazzo’ via lunghi tratti di litorale superando in molti punti i cordoni dunali e le preesistenti difese costiere e concorrendo, in misura assai significativa, agli allagamenti del territorio retrostante; il solo territorio di pianura compreso tra la foce del Brenta e la laguna di Marano-Grado venne inondato dai fiumi per 1.750 chilometri quadrati, mentre il mare contribui’ per 440 chilometri quadrati. Si tratta quindi di un territorio morfologicamente assai delicato e per gran parte posto al di sotto del livello medio del mare. Qui, oggi, sono presenti importanti insediamenti urbani e attivita’ produttive che vanno dall’agricoltura, alla pesca, al turismo e all’industria. La presenza di specchi lagunari rende queste aree di rilevante pregio ambientale, tanto da essere sottoposte al regime di tutela stabilito dalle direttive europee. Le numerose lagune, di estensione e profondita’ diverse, si sono formate sia per l’avanzamento verso mare dei fiumi presenti alle estremita’ (“attanagliamento”), sia per l’avanzamento del mare all’interno, nei tratti di maggior debolezza dei cordoni dunosi (bocche lagunari), sia infine per la combinazione di questi due processi. Le lagune del Nord Est sono oggi dei sistemi idraulici e ambientali regolati dall’uomo. La mitigazione del rischio da inondazione in questo particolare ambiente va affrontata secondo l’approccio indicato dalla Direttiva cosidetta Flood Directive (FD), indirizzata a “istituire un quadro per la valutazione e la gestione dei rischi dialluvioni volto a ridurre le conseguenze negative per la salute umana, l’ambiente, il patrimonio culturale e le attivita’ economiche” tenendo conto, per quanto possibile dallo stato delle conoscenze, degli effetti indotti dai cambiamenti climatici. In questo contesto, la FD precisa che nel concetto di alluvione devono essere ricomprese le inondazioni marine delle zone costiere, e quindi anche delle zone umide e delle lagune, che dovranno essere considerate sia nel ciclo preparatorio, caratterizzato da accurate fasi di studio e di analisi (mappe della pericolosita’ e mappe del rischio) da concludere entro il luglio 2013, sia nell’ambito del vero e proprio piano di gestione del rischio alluvione, che dovra’ essere predisposto entro il luglio 2015.