Catastrofi naturali: in Italia danni per 5 miliardi di euro l’anno, l’allarme dei geologi

Ammontano a circa 5 miliardi di euro l’anno i danni da eventi naturali in Italia dal secondo dopoguerra ad oggi. Una cifra enorme che potrebbe essere ridimensionata da un lato aggiornando le carte geologiche che per mancanza di fondi statali sono vecchie di oltre 30 anni, dall’altro facendo una manutenzione mirata e continuativa del territorio per contenere i rischi idrogeologici. Fenomeni che da soli provocano in media 1,2 miliardi di euro di danni l’anno e che interessano tutto il territorio se si pensa che il 70% dei Comuni italiani è a rischio frane, così come 6 mila scuole e 500 ospedali. E’ quanto affermano i geologi della Federazione italiana Scienze della Terra in occasione della presentazione della prima edizione della “Settimana del pianeta Terra”, l’evento di divulgazione della cultura geologica che si svolgerà al Museo delle Scienze di Bergamo dal 14 al 21 ottobre. “La carta geologica – ha dichiarato il professore Silvio Seno, presidente della Federazione – è una carta nazionale che rileva tutte le tipologie di rocce presenti nel sottosuolo. La prima edizione, iniziata poco dopo l’unità d’Italia, si è conclusa ben 100 anni dopo, negli anni ’60. Negli anni ’80 si è deciso che bisognava aggiornarle, ma ad oggi siamo solo a metà dell’opera”. A mancare, ha continuato Seno, non sono le competenze tecniche o le risorse umane, ma i fondi: “dagli anni ’80 a oggi lo Stato ha impiegato 80 milioni di euro, più i fondi versati da alcune regioni. Per terminare il lavoro servirebbero almeno altri 80 milioni”. E per sensibilizzare l’esecutivo “quest’estate abbiamo fatto anche una petizione raccogliendo 1.500 firme di geologi, tecnici ed esperti di Scienze della Terra, per chiedere al Governo fondi per completare la carta geografica. Ma finora non abbiamo ricevuto alcuna risposta”, ha continuato Seno. E i segnali non sono incoraggianti, soprattutto alla luce dei tagli alla ricerca: “dagli anni 60 gli investimenti si sono ridotti di un sesto a circa 1 milioni di euro l’anno. Una cifra che divisa per il numero di riceratori che hanno vinto un bando fanno circa 2mila euro a testa”, ha concluso il professore.