Come è mutato il clima in Italia e nel bacino del Mediterraneo in questi ultimi 30 anni?

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Il grafico evidenzia l'aumento delle temperature medie dagli anni 80 ad oggi

In questo articolo cercheremo di trattare, in maniera alquanto sintetica, i cambiamenti climatici più significativi che hanno caratterizzato gli ultimi 30 anni, dagli anni 80 ai giorni nostri. Senza indugiare troppo sulla questione relativa al riscaldamento globale, in genere dibattuta con grande enfasi mediatica (alle volte esagerata in mancanza di dati oggettivi), tratteremo gli elementi più importanti che hanno fatto da traino al cambiamento climatico sul territorio italiano e più in generale sul bacino centrale del mar Mediterraneo. Come sappiamo l’Italia è una penisola affacciata sul Mediterraneo, posta lungo la fascia temperata, fino ai margini dell’area sub-tropicale. Per tale motivo presenta un clima che vede una prevalenza di estati calde e secche, ad eccezione dell’estremo settore settentrionale alpino dove proprio in estate si verifica un incremento dei fenomeni precipitativi (attività termoconvettiva con formazione di imponenti cumulogenesi nelle ore centrali del giorno), ed inverni sostanzialmente umidi e piovosi. A causa della complessa orografia e geomorfologia del territorio nazionale, solcato da importanti catene montuose, come le Alpi o l’Appennino, il clima italiano presenta delle spiccate variabilità locali che tendono a produrre svariati microclimi di regione in regione.

Prendendo un campione di oltre 100 stazioni meteorologiche, sparse sul territorio nazionale, si è riusciti ad individuare ben sei differenti regioni (le regioni di nord-ovest, il nord-est, la Liguria le aree del Tirreno settentrionale, le coste del medio-basso Adriatico, il basso Tirreno ed il sud peninsulare e le isole maggiori) che presentano le stesse omogeneità climatiche, pur con qualche piccola differenza inerente la conformazione orografica e l’esposizione ai vari tipi di masse d’aria che circolano tra il Mediterraneo e il continente europeo. Ma su questo è meglio non soffermarci troppo, altrimenti si rischia di finire nel caos dei tanti, forse troppi, microclimi locali. Recenti analisi hanno messo in evidenza come ciascuna delle sei differenti regioni climatiche italiane abbiano riscontrato le medesime variazioni che andremo ad esporre. Su tutto salta all’occhio che a partire dagli anni 80, specie dalla seconda metà del decennio, la temperatura media in queste regioni ha fatto registrare una marcata tendenza all’aumento, anche dell’ordine dei +1.0°, in qualche caso +1.5°. L’aumento della temperatura media riguarda un po’ tutte le stagioni, con un ulteriore accentuazione durante il periodo estivo e autunnale, più marcata sulle regioni del centro-sud e nelle due isole maggiori. Si è anche calcolato che dal 1951 al 2002 si è verificato un netto aumento delle ondate di calore, alcune di queste anche molto forti (si pensi alle storiche ondate di calore dell’Agosto 1999 o al più recente Agosto 2003 o Giugno 2007) su tutto il territorio nazionale, specie nei mesi di Giugno e Agosto, meno in Luglio.

Oltre al sensibile incremento della temperatura media mensile va segnalato un altro particolare che sta sempre più caratterizzando il proseguo dell’andamento meteo/climatico sul nostro paese, in linea con i dati di altri paesi dell’area mediterranea e mitteleuropea. Difatti, l’inizio della stagione primaverile è sempre più anticipato, cosi come sono sempre più anticipate le intense avvezioni calde sub-tropicali provenienti dal Sahara libico e algerino. Mentre la primavera è anticipata l’inizio dell’autunno invece sembra sempre più posticipato, con un ulteriore prolungamento della stagione estiva fino a gran parte del mese di Settembre e parte di Ottobre. Alle volte, in questa fase di transizione, fra il prolungamento dell’estate e l’autunno posticipato, si possono realizzare pericolose fasi di maltempo che possono dare luogo a fenomeni temporaleschi particolarmente estremi, spesso responsabili di disastrose alluvioni lampo. Per quel che riguarda le precipitazioni si denota una notevole variazione da regione a regione, con importanti e significative variabilità inter-annuali, derivate dai vari pattern climatici (indice AO e NAO su tutti) che anno dopo anno si instaurano sull’area euro-atlantica e sul bacino del Mediterraneo. Ad esempio, nelle annate del 2002 e del 2004abbiamo potuto registrare dei picchi di massima piovosità sulle regioni centro-meridionali e su buona parte delle isole maggiori.

La media mensile pluviometrica, assieme a quella annuale, ha subito delle pesanti irregolarità, con notevoli differenze fra le sei zone climatiche prese come campione. A periodi particolarmente piovosi sono seguite delle fasi più secche, con una diminuzione dei giorni di pioggia e un conseguente allungamento delle fasi secche e siccitose. Ciò è in parte da imputare al movimento e alle traiettorie seguite dalle grandi perturbazioni atlantiche che si muovono a latitudini sempre più elevate, entrando meno sul bacino del Mediterraneo. Si è notato, in sostanza, che il cosiddetto “storm track”, la traiettoria delle principali perturbazioni, è sempre più confinato oltre i 45° – 50° di latitudine nord, li dove scorre il flusso zonale principale. Lo spostamento più a nord dello “storm track” è anche causa dell’aumento dei giorni con tempo anticiclonico sia sull’Italia che su buona parte del bacino del Mediterraneo, ove le invasioni dei regimi anticiclonici hanno presentato una sensibile intensificazione.