Convegno MeteoWeb Campidoglio, Zolesi (Ingv): “dobbiamo prepararci alla prossima tempesta solare?”

Credit: meteoweb

Per meteorologia spaziale si intende tutti i fenomei che avvengono nell’alta atmosfera ma che hanno effetti sulla vita di ogni giorno: l’ha spiegato oggi pomeriggio il dott. Bruno Zolesi, ricercatore dell’Ingv, che ha concluso il convegno di MeteoWeb presso la sala Carroccio del Campidoglio.
Intorno al secolo scorso questi interessi interessavano solo dal punto di vista scientifico, ma l’evoluzione dei sistemi tecnologici, ha permesso di apprezzare maggiormente questi eventi.
Il Sole emana una serie di raggi luminosi e particelle cariche che arrivando nei pressi della Terra interagiscono con le linee di forza del campo magnetico terrestre e penetrano nella magnetosfera. Che esistessero queste particelle (vento solare) si sospettava sin dall’inizio del secolo, quando venivano analizzate le coda delle comete. Fu alla fine degli anni 50 che Parker ipotizzò l’esitenza del vento solare sulla base di analisi fatte su particelle ionizzanti, ma questo lavoro fu bocciato. Ciò che ci interessa – afferma il ricercatore – è la fotosfera, un sottile strato superficiale. Zolesi spiega inoltre il ciclo undecennale del Sole e le correlazioni con gli eventi climatici. Le macchie solari hanno un’influenza diretta sulla Ionosfera, non solo nel bene, ma anche nel male, visto che le espulsioni di massa coronale generano fori tempeste ionosferiche. Altri effetti sono il riscadamento della Ionosfera che crea dei problemi ai sateliti che volano a bassa quota e questi, di conseguenza, possono precipitare molto prima che si ipotizzasse. Un altro fenomeno interessante è la scintillazione Ionosferica, un brillamento dovuto a delle nubi di densità elettronica ce si creano dopo una tempesta solare, talmente dense da poter assorbire o deviare sehgnali ad altissima frequenza, come i GPS. Cento anni fa tutto questo non era un problema. Le forti variazioni del campo magnetico terrestre possono indurre correnti indotte, causando aurore boreali. In definitiva il ricercatore pone la domanda alla quale molti cercano risposte: “Dobbiamo prepararci alla prossima tempesta solare? “Si, ma senza preoccuparci“,dice il Zolesi. Gli effetti di tali tempeste sono relativamente limitate, dal momento che non esiston al momento prove che possano influire sulla salute umana. Nel 1989 un black out interessò il Canada per almeno 3-4 ore creando notevoli disagi alla popolazone.
“Le Aurore boreali furono osservate sino alla latitudine di Padova, ma non l’abbiamo vista a roma a causa della nuvolososità di quel giorno”. La pesenz di più macchie solari rappresenta una probabilità più elevata per tempeste di particelle cariche e nubi di plasma verso la Terra, ma la presenza di una singola regione attiva non vuol dire che non possa esserci.