Cresce il consumo del suolo in Italia: ogni giorno più di cento ettari. Città più deboli ad alluvioni e frane

Ogni giorno in Italia si consumano più di cento ettari di suolo. Anche se migliora la risposta delle città italiane ai problemi ambientali, servono ancora molti passi in avanti sul fronte del consumo del suolo: il Rapporto sulla qualità dell’ambiente urbano presentato oggi a Roma dall’Ispra, che censisce 51 comuni capoluogo, rivela un consumo in aumento e città deboli di fronte ad alluvioni e frane, dove aumentano i casi di sprofondamenti. A Roma ad esempio nel 2012 ne sono finora stati registrati 59, ed è la città più colpita dalle ‘voragini’: 1892 dal 1884 ad oggi. Il consumo di suolo – sottolinea il rapporto – indebolisce la resilienza delle città nei confronti di alluvioni, frane e inondazioni, oltre a sottrarre suolo alla produzione agricola e alle aree naturali. Per questo – ricorda l’Ispra – il 14 settembre 2012 è stato varato dal consiglio dei ministri un disegno di legge quadro in materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo del suolo. Il rapporto valuta il consumo di suolo in 43 aree urbane, dovuto all’impermeabilizzazione e ad altri usi artificiali quali cave, discariche e cantieri, negli anni compresi fra il 1949 e il 2011. Il consumo è risultato elevato in quasi tutti i comuni studiati, con un continuo incremento delle superfici impermeabilizzate. In 4 città su 43 il consumo del suolo è esteso ormai a più della metà del territorio comunale, in 10 città è compreso tra il 30 e il 50%. Uno dei temi più strettamente correlati al suolo – spiega l’Ispra – è quello delle infrastrutture verdi: parchi, giardini, aree naturali protette e foreste urbane, che rappresentano il capitale naturale delle città. Il loro ruolo è fondamentale per rendere le città del futuro più resilienti. I dati mostrano che la percentuale di verde pubblico sul territorio comunale non è diminuita nell’arco della serie storica analizzata (2000-2010), ma nella maggior parte del campione indagato (30 città su 51) le variazioni positive non hanno superato il punto percentuale, e in 8 città – soprattutto nel Centro-Sud – non si sono registrati aumenti. Inoltre, gli sprofondamenti nei centri urbani (sia della sede stradale che al di sotto di edifici), altro indicatore della fragilità delle nostre città, sono un fenomeno in aumento: ad esempio, a Roma nel 2012 sono finora stati registrati 59 sprofondamenti, a fronte dei 36 segnalati durante tutto il 2011. Questi fenomeni in generale – spiega l’Ispra – sono determinati dalle caratteristiche naturali del sottosuolo (ad esempio la presenza di cavità carsiche), ma anche da fattori antropici come le insufficienze della rete fognaria e di drenaggio, cui sono riconducibili molti dei casi, spesso innescati da eventi meteo intensi. Il maggior numero di casi di sprofondamento complessivamente censiti, dal 1884 a settembre 2012, si sono avuti a Roma: 1892, seguita da Napoli con 234 e Cagliari con 67.