L’Italia è attualmente fuori traiettoria per raggiungere l’obiettivo nazionale di riduzione dei gas a effetto serra fissato dal protocollo di Kyoto, mentre l’Ue nel suo complesso e quasi tutti i suoi Stati membri individualmente sono in regola, e hanno ridotto complessivamente le proprie emissioni dello 0,5% nel 2011 rispetto al 2010. Lo afferma il rapporto “Tendenze e proiezioni per le emissioni si gas a effetto serra in Europa 2012” (`Greenhouse gas emission trends and projections in Europe 2012′), pubblicato oggi dall’Agenzia europea dell’Ambiente di Copenaghen. Per quanto riguarda l’Italia, sottolinea il rapporto, ci sono ancora 14,1 milioni di tonnellate di CO2 (o altri gas climalteranti) di troppo che vengono emesse ogni anno nell’atmosfera della Penisola. Alla fine degli anni ’90, il ‘burden sharing’ del protocollo di Kyoto (ovvero l’accordo fra gli allora 15 paesi dell’Ue per distribuire lo sforzo di riduzione delle emissioni a livello nazionale) aveva fissato per l’Italia un calo delle emissioni totali del 6,5% rispetto ai livelli del 1990, da raggiungere come media annuale delle emissioni nel periodo 2008-2012. A parte il settore industriale, che è chiamato a fare la sua parte nell’ambito del sistema europeo Ets (la cosiddetta ‘borsa delle emissioni’, in cui gli impianti che emettono più gas serra del tetto per loro previsto comprano quote di CO2 dagli altri impianti più ‘virtuosi’ che non hanno raggiunto il proprio tetto), la riduzione del 6,5% deve essere realizzata anche negli altri settori: riscaldamento domestico, turismo, trasporti, agricoltura, servizi. E’ proprio in questi ‘settori non Ets’ che l’Italia è in ritardo, anche perché non ha ancora comunicato come intende compensare le emissioni di troppo. A questo fine, il governo dovrebbe comprare quote di CO2 dai cosiddetti ‘meccanismi flessibili’ di Kyoto (essenzialmente il ‘Clean development mechanism’- Cdm), che certificano e incentivano le riduzioni di gas serra effettuate in alcuni settori specifici nei paesi in via di sviluppo (comprese le economie emergenti come Cina e India) “L’Italia – si legge ancora nel rapporto – non ha ancora comunicato alcun piano concreto riguardo all’acquisto di quote supplementari (Kyoto unit) rispetto a quelle già previste in precedenza”. Ed anche “l’unico paese dell’Ue” fra quelli interessati e autorizzati a fare uso dei meccanismi flessibili di Kyoto “a non aver fornito alcuna informazione sullo stanziamento delle risorse finanziarie” necessarie per utilizzare tali meccanismi. In pratica, se non ci saranno cambiamenti maggiori, nel 2014 l’Italia dovrà acquistare tramite i meccanismi flessibili, i diritti per gli oltre 14 milioni di tonnellate di gas serra emessi in più all’anno, moltiplicati per i 5 anni dell’intero periodo 2008-2012.
L’Italia è “fuori traiettoria” per l’obiettivo del Protocollo di Kyoto


Vuoi ricevere le notifiche sulle nostre notizie più importanti?