L’uragano “Sandy” approda sulle coste USA: prime tempeste in North Carolina e Virginia, New York rischia di finire sott’acqua

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L'uragano "Sandy" raggiunge le coste della Virginia e punta il New Jersey

La città di New York si inizia a preparare all’arrivo dell’uragano “Sandy”, che ora dopo ora rappresenta una minaccia sempre più concreta per l’intera East Coast degli USA. In vista dell’avanzata della tempesta, già prossima alle coste della Virginia, il sindaco della “grande mela”, Michael Bloomberg, ha deciso di far evacuare oltre 350.000 persone, residenti nelle zone più basse della City, potenzialmente esposte ad una possibile inondazione per lo “Storm Surge”, la cosiddetta “ondata di tempesta”, prodotta dai forti venti dai quadranti orientali che scorrono lungo il margine nord di “Sandy”. Chiusura anticipata anche per i parchi di New York che oggi chiuderanno alle 17.00 locali, invece che all’1 di notte, a causa dell’uragano Sandy. Lo comunica l’ufficio del sindaco di New York, sottolineando che i venti si stanno rafforzando e che la decisione di chiudere i parchi è per garantire la sicurezza. Insomma la gigantesca metropoli della costa atlantica si appresta a vivere una giornata molto difficile, con l’incognita di possibili inondazioni nei quartieri più bassi. L’uragano ora fa veramente paura, non solo per le sue dimensioni, ma perché, nel suo lato settentrionale è accompagnato da forti venti di tempesta che attiveranno imponenti mareggiate sulle coste orientali degli Stati Uniti, dalla Virginia fino al Long Island. La combinazione dei forti venti ciclonici da E-NE, Est e E-SE, in azione sul bordo settentrionale della profondissima circolazione ciclonica tropicale, potrà avere pesanti ricadute, specie sulle coste di Virginia, Maryland, Delaware e area costiera di New York.

Quello che si teme maggiormente è che i venti di tempesta tropicale si estenderanno per più di 300 miglia dal centro della tempesta tropicale, producendo un ampio “Fetch” (spazio di mare su cui soffia il vento) che genererà imponenti ondate che si potranno sommare ai picchi di alta marea attesi fra lunedì e martedì sulla costa orientale degli Stati Uniti. L’intenso moto ondoso prodotto dai forti venti di “Sandy”, sommandosi all’alta marea, rischia di formare un effetto “Storm Surge” lungo le aree costiere che dal North Carolina si estendono fino a Long Island, determinando possibili inondazioni sui tratti costieri maggiormente esposti ai venti orientali. Man mano che il ciclone tropicale risale verso nord, i fortissimi venti da E-NE e Est, che si attiveranno sul margine settentrionale di “Sandy”, produrranno intense mareggiate sulle coste di North Carolina, Virginia, Delaware fino all’area costiera di New York e i litorali del Long Island. Su queste coste giungeranno onde di “mare vivo”, molto ben formate, che potranno raggiungere i 4.0-5.0 metri di altezza, con “Run-Up” sino a 6.0-7-0 metri.

Forti mareggiate stanno per flagellare l'intera East Coast degli USA

Insomma, si tratterà di mareggiate di una certa importanza, paragonabili ad un fortissimo episodio di “Nor’easter” (le forti burrasche da NE e E-NE prodotte da un profondo ciclone extratropicale, spesso sotto i 995-990 hpa, che transita poco a largo dell’East Coast, in inverno e all’inizio della primavera può accompagnare veri e propri “blizzards” con l’apporto umido oceanico delle impetuose correnti nord-orientali) sul New England. Alcuni di questi “Nor’easter”, come quello del 1992 che fu molto intenso, una volta interessata la costa di Long Island e il New Jersey, colpirono con durezza la città di New York, portando oltre ai venti molto forti da NE e E-NE, furiose mareggiate e un sensibile innalzamento delle acque oceaniche, effetto “Storm Surge”, che allagarono le zone più basse della città e alcune stazioni della metropolitana. Ovviamente, a ciò, vanno sommate le intense precipitazioni, con accumuli fino a 100-150 mm in poche ore, e i possibili danni e disagi cagionati dai forti venti orientali, che nelle aree costiere esposte supereranno i 100-120 km/h. Nel pomeriggio/sera di ieri la tempesta si è avvicinata alle coste del North Carolina, portando i primi venti di tempesta sulle coste statunitensi orientali, in genere dai quadranti settentrionali, con una componente da Nord pronta a ruotare più verso N-NO e NO con il graduale movimento verso nord dell’uragano.

La massima raffica è stata raggiunta dalla stazione di Cape Hatteras che ha archiviato un picco di ben 103 km/h. Da citare anche i 96 km/h toccati dalle stazioni di Kitty Hawk e Cape Henry, sempre in North Carolina. Le bande nuvolose a spirale che scorrono sul bordo occidentale di “Sandy” hanno portato le prime piogge e i primi rovesci di pioggia sull’East Coast, dal North Carolina al New Jersey e la Pennsylvania. Finora il massimo accumulo è quello di Greenville, che ha totalizzato oltre 50 mm in poche ore. Fino al pomeriggio di ieri l’attività convettiva del ciclone sembrava localizzata soltanto sul lato ovest della tempesta, tanto da fargli assumere più l’aspetto di un profondo ciclone sub-tropicale (sistema ibrido) che di un vero e proprio ciclone pienamente tropicale. Ma nelle ultime ore si è assistiti ad un ulteriore intensificazione dell’attività temporalesca nell’area vicina al profondissimo minimo barico, sceso sui 951 hpa (un valore incredibilmente basso che innesca un formidabile “gradiente barico orizzontale” in grado di attivare forti tempeste di vento su un’area estesa per oltre 300 miglia). Nel tratto di oceano ad ovest e nord-ovest di Bermuda “Sandy”, con il suo profondissimo “gradiente barico” (isobare ravvicinate fra loro), sta generando furiose tempeste da Sud e S-SO che sollevano ondate di “mare vivo” alte fino a 7.0-8.0 metri, come segnalato dalla boa a ovest di Bermuda. In quest’area la navigazione sarà resa proibitiva, soprattutto per le navi di piccola e media stazza.

L'uragano "Sandy" visto dal satellite MODIS (credit NASA)

Una delle principali caratteristiche dell’uragano “Sandy” è che si muoverà proprio al di sopra  delle acque calde della “Corrente del Golfo”, dove avrà modo di raccogliere ulteriore calore latente e vapore acqueo per mantenere lo status di uragano di 1^ categoria Saffir-Simpson, con venti medi sostenuti potenzialmente dannosi, ad oltre i 120-130 km/h attorno il profondissimo minimo barico. Le bufere di vento più violente si concentreranno sulla parte orientale, dove spireranno fortissime correnti meridionali che alzeranno grandi ondate, fino a 7.0-8.0 metri. Tra il pomeriggio di domani e la mattinata di martedì, con l’avvicinamento dell’uragano alla fascia costiera, pronto ad effettuare il “landfall” definitivo (salvo colpi di scena) sul vicino New Jersey, le prime tempeste di vento da NE e E-NE colpiranno le coste del Delaware e il New Jersey, con raffiche che potranno lambire i 100-120 km/hnei tratti maggiormente esposti, fra Ocean City fino alle coste meridionali di Long Island. Il “landfall” sul New Jersey sarà imposto dalla presenza di una struttura anticiclonica in area canadese, con massimi di oltre i 1032 hpa, che sarà in grado di far deviare la traiettoria di “Sandy”, dapprima verso sud-est, non appena quest’ultima impatti col bordo meridionale dell’anticiclone dinamico sul Canada centro-orientale. Il sensibile rinforzo della ventilazione orientale sarà accompagnato da un rapido rinvigorimento del moto ondoso sulle zone costiere, con l’avvento di intense mareggiate spinte dal notevolissimo “gradiente barico orizzontale” del sistema ciclonico tropicale. Proprio in questa fase sulle coste del Delaware e sulla fascia costiera newyorkese potrebbe insorgere il temuto fenomeno dello “Storm Surge”, che potrebbe avere delle conseguenze a dir poco devastanti per numerose località che si affacciano sull’oceano Atlantico.

La passeggiata di Battery Park inondata dalla tempesta tropicale "Irene", il 28 Agosto 2011

I quartieri più bassi di New York City rischiano di finire sott’acqua ?

Questo è il principale dilemma di “Sandy” che ha portato il sindaco Bloomberg ad evacuare diversi quartieri della grande metropoli statunitense, cuore dell’economia mondiale. Il rischio in realtà è concreto. La tempesta ha il potenziale di causare molti miliardi di dollari di danni se colpirà con massimo della forza attorno le 09:00 PM di oggi, quando è atteso il picco dell’alta marea. In questo caso le aree più meridionali di Manhattan rischiano seriamente di essere inondati dall’onda di tempesta, sommata al picco dell’alta marea. Difatti, i muri che circondano l’area di Battery Park, a sud di Manhattan, sono alti circa 5 metri sul livello medio del mare. Lo scorso 28 Agosto 2011, il passaggio della tempesta tropicale “Irene” sul New Jersey, ebbe come prima conseguenza il repentino innalzamento delle acque, sotto la pressione dei forti venti orientali che entravano dentro la baia di New York. Allora le acque, spinte anche dal consistente moto ondoso, riuscirono in parte ad oltrepassare i muri frangiflutti, allagando la passeggiata di Battery Park e le aree limitrofe a sud di Manhattan.

Metropolitana di New York inondata dal forte "Nor’easter" del 1992

Ma se facciamo un passo indietro nel passato noteremo subito come l’area costiera di New York molto spesso viene interessata da inondazioni cicliche associate al passaggio di forti tempeste di vento che si sommano a picchi elevati di alta mare. Bisogna anche tenere presente che la baia di New York è molto stretta, questo significa che la massa d’acqua spinta verso la costa, dai forti venti orientali, salirebbe rapidamente e, mancando una via di sfogo, andrebbe a gonfiare l’East River e il fiume Hudson. Tali eventi si erano già verificati nel passaggio dei due grandi uragani che hanno investito New York, nel 1821 e 1938. L’uragano del 1821, che arrivò sulla costa del Queens, poco distante dal luogo in cui oggi sorge l’aeroporto intitolato a John Fitzgerald Kennedy, fu accompagnato da una marea di 4-5 metri. L’isola di Manhattan fu inondata, da Battery Park a Canal Street, in un’area estesa quasi due chilometri. Il tutto in meno di un’ora. L’uragano del 1821 seguì una traiettoria simile a quella di “Irene”, che dopo un primo passaggio ravvicinato sulla costa di North Carolina e Virginia, continuò verso Cape May, in New Jersey, investendo New York con fortissimi venti da E-NE ed Est. Con “Sandy” il rischio di eventuali inondazioni si andrà a concretizzare solo se le tempeste più violente dell’uragano si sommeranno al picco di alta marea atteso dentro la baia, alle 09:00 PM. Se ciò avverrà allora l’onda di marea, spinta dai fortissimi venti orientali (dall’oceano alla costa), potrà oltrepassare i muri frangiflutti di Battery Park, inondando i quartieri a sud di Manhattan e parte della metropolitana della “grande mela”. L’unico aspetto positivo sta nel fatto che “Sandy” effettuerà il “landfall” abbastanza rapidamente sul New Jersey, nel tratto di costa poco a sud di New York, rendendo meno probabile il rischio che le tempeste più violente dell’uragano si sommeranno al picco di alta marea delle 09:00 PM.