
Gli ultimi esami sulle rocce lunari raccolte dagli astronauti delle missioni Apollo, hanno portato a nuove intuizioni sulla composizione chimica della Luna. Il geochimico James Scripps, dell’Institution of Oceanography della UC San Diego, e I colleghi Randal Paniello e Frédéric Moynier presso la Washington University di St. Louis, hanno utilizzato le moderne tecniche scientifiche per sondare le firme chimiche delle rocce lunari ottenute durante 4 missioni lunari e durante le esplorazioni in Antartide. I dati hanno mostrato nuove scoperte sugli elementi noti come sostanze volatili, che offrono informazioni fondamentali sull’origine e l’evoluzione dei pianeti. I ricercatori hanno scoperto che lo zinco si è gravemente impoverito sul nostro satellite naturale insieme ad una serie di altri elementi simili. Ciò ha portato alla conclusione che un evento su scala planetaria debba aver causato l’evaporazione nella storia geologica della Luna. Per ricavare i risultati pubblicati nel nuovo studio, i ricercatori hanno utilizzato un dispositivo chiamato spettrometro di massa, uno strumento avanzato che misura con precisione i rapporti di isotopi di un elemento chimico particolare. Confrontando la composizione dello zinco delle rocce lunari con quelle della Terra e di Marte, gli scienziati hanno rivelato l’esaurimento nei campioni lunari.
La fase successiva di questa ricerca, sarà quella di indagare perché la Terra non è altrettanto impoverita di elementi volatili di zinco e simili, una linea di esplorazione che potrebbe portare a risposte su come e perché la terra sia in gran parte coperta da acqua. “Da dove proviene tutta l’acqua presente sulla Terra?”, si chiedono i ricercatori. “Questa è una domanda molto importante perché, se siamo alla ricerca di vita su altri pianeti, dobbiamo riconoscere che condizioni simili sono probabilmente necessarie. Quindi la comprensione di come i pianeti ottengano tali condizioni è fondamentale per la comprensione di come la vita si verifichi in ultima analisi, su un pianeta.” Anche se le rocce della missione Apollo sono state raccolte più di 40 anni fa, il nuovo studio dimostra che stanno ancora offrendo nuove intuizioni. I risultati sono pubblicati sul numero del 18 ottobre della rivista Nature.


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