Gli imputati che sono stati condannati per la morte di 29 persone ed il ferimento di altre quattro, sono: Franco Barberi, presidente vicario della commissione Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis gia’ vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, all’epoca presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all’Universita’ di Genova e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezione civile. Tutti sono stati condannati in solido tra loro e con il responsabile civile (Presidenza del Consiglio dei ministri, in persona del Presidente del Consiglio dei Ministri pro tempore), al risarcimento del danno, da liquidarsi in separato giudizio nei confronti di 56 parti civili. All’udienza di stamane erano presenti Eva, Dolce, De Bernardinis e Selvaggi.
Il giudice unico del Tribunale dell’Aquila, Marco Billi, ha disposto nella sentenza di condanna sempre a titolo risarcitorio una provvisionale che sfiora i sei milioni di euro per le parti civili di cui oltre due milioni di euro immediatamente esecutiva.
”Non ci sono commenti da fare se non quelli del giudice che ha letto la sentenza: tutto il filo conduttore del processo non era la ricerca di colpevoli, ma quella di capire i fatti, perche’ noi con il compianto procuratore capo, Alfredo Rossini, volevamo solo capire i fatti”. Il pm Fabio Picuti, visibilmente teso, commenta a caldo la sentenza che ha condannato i sette membri della Grandi Rischi. ”L’Aquila – ha spiegato – ha consentito che si tenesse questo processo delicato e si arrivasse a sentenza”.
”Tra le repliche e la sentenza sono andata al cimitero a trovare mio nipote: sentivo dire che gli imputati avevano una grande scuderia di avvocati, ma stavolta ha vinto il mio ‘avvocato celeste”’. E’ questo il commosso commento di Antonietta Centofanti, zia di Davide, morto nella Casa dello Studente nella tragica notte del 6 aprile 2009. ”Si vede che la nostra giustizia aveva un avvocato piu’ potente dei loro – continua la Centofanti -, doveva essere cosi’ perche’ tutto questo non accada piu”’, ha concluso commossa ma visibilmente soddisfatta.


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