Domani e dopodomani a Roma, presso l’Unità di Ricerca per la Climatologia e la Meteorologia
applicate all’Agricoltura (Via del Caravita 7/A), si terrà la mostra storico – scientifico – divulgativa sull’attività degli Osservatori della Rete meteorologica del CRA-CMA “Il vento passa fila e va senza controllo”.
La mostra ha lo scopo di far conoscere l’archivio meteoclimatico cartaceo del CRACMA, unico nel suo genere in Italia, dando valore al contenuto delle schede meteorologiche che lo costituiscono. Nell’archivio sono conservate le misure meteo di oltre 850 punti di osservazione dislocati nel territorio nazionale e nelle ex colonie italiane; i rilevamenti si riferiscono al periodo che va dall’ultimo quarto del secolo XIX ad oggi. Nei 3300 faldoni sono raccolti oltre sei milioni di dati per ciascuna grandezza meteorologica principale misurata (temperatura, pressione, precipitazione). Il lavoro di ricognizione e messa in ordine dell’archivio, che si sta conducendo già da qualche anno, ha messo in luce, tra l’altro, un patrimonio davvero notevole: “Le note speciali”, una sezione della scheda in cui l’osservatore annotava non solo eventi meteorologici di rilievo, ma anche notizie agrarie, fatti di cronaca, curiosità, eventi particolari degni di nota. Le schede assumono così, al di là del valore scientifico, interesse storico e culturale. L’originalità delle note speciali, da cui è anche tratto il titolo della mostra, sta nella capacità di rappresentare in poche parole la realtà quotidiana dell’epoca, più o meno recente, divenendo testimonianza non solo delle condizioni “del tempo” ma anche del “proprio tempo”. Ed ecco che l’archivio meteorologico del CRA-CMA si trasforma in una raccolta di documenti non solo di interesse scientifico, ma anche di interesse storico e socio-culturale. Il percorso parte dalla storia della Rete Meteorologica governativa dell’Ufficio Centrale di Meteorologia (ora CRACMA), istituito nel1876, per giungere ai contenuti dei moduli cartacei dell’archivio, le “schede”. La mostra vuole anche essere un tributo a coloro che, oltre a raccogliere i dati meteorologici con passione, attraverso le annotazioni ci hanno trasmesso memoria di quegli avvenimenti. Di per sé l’archivio costituisce una vera e propria risorsa scientifica per tutti gli studi riguardanti il clima, utilissima per gli studiosi che si occupano dei cambiamenti climatici, questione di grande attualità. Conoscere dettagliatamente gli avvenimenti remoti rende possibile valutare con maggiore attenzione il peso del “segnale antropico”, costituito dalle emissioni di gas serra nell’atmosfera, sulla naturale variabilità del clima e sui suoi cambiamenti. L’ingente quantità di dati contenuti nelle schede, insieme alle annotazioni su periodi di grande calura e siccità, tempeste e burrasche, sullo stato delle colture e sui danni ad esse provocati dagli eventi estremi, possono permettere tra l’altro di ricostruire il quadro storico degli eventi meteorologici che hanno caratterizzato il territorio italiano negli ultimi 150 anni.
Far conoscere e rendere disponibile, non solo per la comunità scientifica, ma anche per un pubblico più ampio, il patrimonio di informazioni scientifiche e socio-culturali racchiuso nelle schede meteorologiche dell’archivio del CRACMA, può rappresentare anche un supporto conoscitivo nel processo di sensibilizzazione sul tema della responsabilità nella tutela e conservazione dell’ambiente.


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