Il mondo scientifico contesta la sentenza del Tribunale dell’Aquila, che ha condannato i membri della commissione Grandi Rischi che parteciparono alla riunione del 31 marzo 2009 sugli eventi sismici nella citta’. Il presupposto da cui partire, ribadiscono gli scienziati, e’ che i terremoti, allo stato attuale, non si possono prevedere. E se Enzo Boschi, ex presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), tra i condannati, si dice ”avvilito e disperato”, l’attuale presidente della commissione Grandi rischi, Luciano Maiani, avverte: ”E’ la morte del servizio prestato dai professori e dai professionisti allo Stato”. ”Non e’ possibile fornire allo Stato una consulenza in termini sereni, professionali e disinteressati – afferma Maiani – sotto questa folle pressione giudiziaria e mediatica. Questo non accade in nessun altro Paese al mondo”.
C’e’, commenta, ”un profondo errore” nella sentenza: ”Le persone condannate oggi sono professionisti che hanno parlato in buona fede e non spinte da interessi personali. Sono persone che hanno sempre detto che i terremoti non sono prevedibili”. A fronte della loro condanna, prosegue, ”non c’e’ nessuna indagine su chi ha costruito in maniera non adeguata. Questo e’ un profondo sbaglio”. Si dice ”scioccato” anche il presidente dell’Ingv, Stefano Gresta, secondo cui la sentenza ”costituisce un precedente, in grado di condizionare in modo determinante il rapporto tra esperti scientifici e decisori. La sentenza rischia, infatti, di compromettere il diritto/dovere degli scienziati di partecipare al dialogo pubblico tramite la comunicazione dei risultati delle proprie ricerche al di fuori delle sedi scientifiche, nel timore di subire una condanna penale. Quale scienziato vorra’ esprimere la propria opinione sapendo di poter finire in carcere?”. Ed ancora: ”Condannare la scienza – afferma Gresta – significa lasciare il campo libero a predicatori che millantano di sapere prevedere i terremoti, rinunciando di fatto al contributo di autorevoli scienziati”.
Sulla stessa linea il presidente del Consiglio dei geologi, Gianvito Graziano: ”Se la sentenza dovesse riguardare la mancata previsione del sisma, cio’ significherebbe mettere sotto accusa l’intera comunita’ scientifica che, ad oggi, in Italia e nel mondo, non ha i mezzi per poter prevedere i terremoti”. In attesa di conoscere le motivazioni del pronunciamento, cio’ che ora preoccupa maggiormente il mondo scientifico sono le conseguenze che tale pronunciamento potra’ avere: ”Non vorrei passasse il messaggio che i terremoti si possono invece prevedere, perche’ cio’ e’ impossibile. In linea di principio, allora, bisognerebbe evacuare l’intera popolazione ad ogni scossa?”, si chiede il direttore dell’Istituto di geoingegneria del Cnr, Paolo Messina. La realta’ infatti, afferma l’esperto, e’ che di sciami sismici in Italia ve ne sono in continuazione, in varie localita’ geografiche: ”Se ogni volta si dovesse provvedere a misure di evacuazione delle popolazioni interessate, cio’ creerebbe uno sconquasso enorme, dal punto di vista sociale ed economico. Una situazione assurda”.
”Bisogna in qualche modo fermare l’impazzimento di un sistema che condanna a sei anni chi non ha previsto un terremoto, che non poteva essere previsto, nello stesso giorno in cui il governo denuncia non la corruzione reale ma quella percepita, che dipinge un paese fatto tutto di disonesti, distruggendo in ambedue i casi l’immagine dell’Italia nel mondo”. Il senatore Carlo Giovanardi commenta cosi’ la sentenza del Tribunale dell’Aquila. ”Polveroni e caccia all’untore – aggiunge – sembrano i metodi sempre piu’ usati per eccitare l’opinione pubblica e distoglierla da un confronto serio e concreto sulle politiche da seguire per uscire dalla crisi”.
”Ulteriore sentenza angosciante destinata a inibire assunzioni di responsabilita’ da parte di tecnici e scienziati e a determinare ingiustificati allarmismi e impraticabili proposte di ricorrente evacuazione”. Cosi’ Maurizio Sacconi, ex Ministro del Lavoro, commenta la sentenza del Tribunale aquilano che ha condannato a 6 anni di reclusione i membri della Commissione Grandi rischi che parteciparono alla riunione del 31 marzo 2009 sugli eventi sismici all’Aquila.
”E’ una sentenza un po’ strana e imbarazzante”. E’ cosi’ che il presidente del Senato commenta la decisione del tribunale dell’Aquila di condannare i membri della commissione Grandi Rischi a 6 anni di reclusione, per aver rassicurato la popolazione alla vigilia della forte scossa di terremoto che il 6 aprile del 2009 distrusse il capoluogo abruzzese, provocando oltre 300 morti. ”Mi auguro che le motivazioni possano essere forti e inoppugnabili – ha aggiunto Schifani partecipando a Porta a porta – perche’ la sentenza apre a scenari di fuga. Chi si trovera’ domani in quei ruoli, si tirera’ indietro”.
”Una follia allo stato puro”. Questo il giudizio del leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, sulla sentenza emessa dal tribunale dell’Aquila nei confronti degli esponenti della Commissione Grandi Rischi per il mancato allarme in occasione del terremoto dell’Aquila. ”Credo che qualsiasi professionista – ha aggiunto Casini – di fronte a una sentenza di questo genere si tirera’ indietro. Cosi’ e’ sancito l’obbligo professionale a non sbagliare”.
”Gli scienziati della Commissione Grandi Rischi nella comunicazione ‘rassicurante’ sul terremoto all’Aquila hanno sbagliato ma la condanna penale per omicidio colposo e’ molto difficile da inquadrare nella nostra cultura giuridica”. Lo dice l’esponente dell’udc Pier Luigi Mantini. ”Si dovrebbe sostenere una teoria causale della conditio sine qua non, rifiutata dal nostro codice, ed e’ comunque difficile provare in concreto la sussistenza di un nesso di causalita’ tra la comunicazione e le morti. Leggero’ con attenzione le motivazioni della sentenza ma presentero’ un’interrogazione urgente al governo affinche’ sia definito un protocollo preciso e inderogabile per la comunicazione oggettiva e trasparente dei rischi nelle situazioni di possibili calamita”’.
Una condanna ”eccessiva”: cosi’ il filosofo della scienza Giulio Giorello, dell’universita’ di Milano, giudica la sentenza Grandi rischi in relazione al terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009. Una sentenza come quella emessa oggi, spiega Giorello, ”e’ eccessiva perche’ spaventera’ i ricercatori in contesti nei quali la previsione non e’ mai sicura”. E’ una condanna che fa riflettere, aggiunge, considerando come ”le condanne italiane per reati di altro tipo siano di solito straordinariamente indulgenti”.


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