Si possono mai verificare violente grandinate anche lungo l’equatore?

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Anche sulla fascia tropicale, come lungo l’area equatoriale, si possono manifestare delle intense grandinate, che non hanno nulla da invidiare ai grandi fenomeni grandigeni che spesso interessano, durante la primavera e la stagione estiva, le grandi pianure centrali degli USA, il Canada centro-orientale, la Pampa argentina, l’East Coast dell’Australia, la Russia asiatica e l’Europa. In effetti i rovesci grandigeni sono un fenomeno un po’ inconsueto, ma non poi cosi tanto raro, tra la zona tropicale e l’equatore, visto l’assenza di masse d’aria particolarmente fredde, capaci di destabilizzare l’atmosfera alle varie quote troposferiche. Eppure alcune delle più feroci grandinate osservate hanno riguardato aree dal clima tropicale, come l’India centro-settentrionale, o zone soggette al classico clima equatoriale o sub-equatoriale per gran parte dell’anno, vedi le isole indonesiane o la regione amazzonica. In genere questi eventi si associano ad aree di fortissima instabilità, indotte sia dalla forte radiazione solare (il Sole allo “Zenith”) che a fenomeni più propriamente dinamici, come la formazione di una linea di convergenza venti nei bassi strati (tra gli Alisei o in seno al Monsone), dove le fortissime correnti ascensionali lungo la linea di convergenza sviluppano imponenti annuvolamenti cumuliformi (Cumulonembi temporaleschi), in grado di estendersi per oltre 16-18 km, fino al limite della stratosfera, che lungo la fascia equatoriale raggiunge le massime altezze.

Si vengono cosi a formare dei temporali di estrema violenza, che oltre a scaricare piogge torrenziali nel giro di un paio di ore, possono dare origine anche a brevi ma intense grandinate, specie se il top dei Cumulonembi temporaleschi riesce a raggiungere altezze molto considerevoli, oltre i 17-18 km. L’ultima forte grandinata riscontrata a ridosso dell’equatore geografico risale proprio nel Dicembre scorso. Nella città di Samarinda, nel  Borneo indonesiano orientale, nella serata di lunedì 26 Dicembre 2011 (il giorno di S.Stefano), si è scatenato un formidabile temporale che è stato accompagnato persino da rovesci di grandine di piccole e medie dimensioni. La grandinata è stata talmente forte da lasciare persino dei momentanei accumuli al suolo, poi subito sciolti, nel giro di pochi minuti, dal clima caldo e umido equatoriale, tipico del Borneo. Durante la fase temporalesca la visibilità orizzontale, registrata dalla stazione meteorologica del locale aeroporto, è scesa sotto 1 chilometro.

Immagine di Samarinda, nel Borneo indonesiano

Il temporale si è andato ad estinguere nel giro di poche ore, tanto che alle 11:00 PM il cielo appariva parzialmente nuvoloso, con una temperatura di +26° e umidità relativa attestata al 91 %. Come detto non è la prima volta che si realizzano dei temporali di grandine in piena area equatoriale. Il Borneo è una delle zone più avvezze a questo particolare tipo di fenomeno. Difatti le infiltrazioni di aria fresca e secca, di origine continentale, che affluiscono in quota, in seno alla circolazione monsonica invernale da NE (tra Dicembre e Marzo), quando scivolano a latitudini estremamente basse, vicino all’equatore geografico, sopra la famosa aria calda e umida equatoriale (che staziona quasi tutto l’anno nei pressi dell’equatore), possono determinare delle marcate condizioni di instabilità atmosferica, con l’attivazione di violentissime correnti ascensionali (moti convettivi), esaltate da notevoli “gradienti termici verticali“ che si estendono a tutta la fascia della troposfera. Le forti correnti ascensioni molto spesso favoriscono la formazione di imponenti Cumulonembi temporaleschi,  molto pericolosi soprattutto per la navigazione aerea, in grado di gonfiarsi ben oltre il limite della stratosfera (il limite massimo di propagazione dei moti convettivi) che in zona equatoriale si attesta intorno i 18 chilometri di altezza. Delle vere e proprie torri di vapore che possono dare la stura a fenomeni particolarmente estremi e alle volte pericolosi per le popolazioni locali.