Studiati per la prima volta i filamenti di materia oscura in 3D

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Credit: Galileonet.it

In un’indagine attraverso il telescopio spaziale Hubble, un team di astronomi dell’ESA e della NASA, ha studiato per la prima volta filamenti di materia oscura in 3D, facenti parte della rete cosmica che costituisce la struttura a grande scala dell’Universo. Con un’estensione di 60 milioni di anni luce da uno degli ammassi galattici più massicci conosciuti, possono essere definiti i residui dei primi momenti dopo il Big Bang. Se la massa misurata per il singolo filamento è rappresentativa di tutto il resto dell’Universo, allora è probabile che queste strutture possano contenere più della metà della massa totale dell’Universo. La teoria del Big Bang prevede che le variazioni nella densità della materia nei primissimi istanti dell’Universo abbiano portato la maggior parte della materia nel cosmo, condensata in una rete di filamenti aggrovigliati. Questa visione è supportata da simulazioni al computer di evoluzione cosmica che suggeriscono che l’Universo è strutturato come una rete di lunghi filamenti che si collegano l’un l’altro nelle posizioni di ammassi di galassie massicce. Questi filamenti, tuttavia, anche se vasti, sono costituiti principalmente di materia oscura, incredibilmente complessa da osservare. “Analizzare un filamento in 3D ha permesso di eliminare molti dei difetti e delle imprecisioni che generalmente emergono studiando la struttura da un’immagine piatta. Questo perche’ i filamenti della rete cosmica sono estremamente estesi e diffusi, cosa che li rende estremamente difficili da rilevare“, ha spiegato l’autrice principale della ricerca Mathilde Jauzac del Lam in Francia e dell’Università di KwaZulu-Natal in Sud Africa. La ricerca è stata pubblicata su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society.