Sul mar delle Filippine nasce il tifone “Prapiroon”, non dovrebbe rappresentare una minaccia per le terre emerse

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Pur essendo già in Ottobre l’attività dei cicloni tropicali sul Pacifico occidentale non si è ancora arrestata, anzi rimane ancora particolarmente vivace grazie al passaggio della “MJO”, che contribuisce a rinvigorire l’attività convettiva. In questi giorni, sopra il caldo mar delle Filippine, è sorto l’ennesimo tifone del 2012, il suo nome è “Prapiroon”. Attualmente questa tempesta è diventata un tifone di 2^ categoria, con venti medi sostenuti che hanno superato i 160 km/h, ma con raffiche di picco di gran lunga superiori. Per fortuna il tifone “Prapiroon” si trova relegato nel cuore del mar delle Filippine, a debita distanza dalle terre emerse, in particolare dalle coste orientali dell’isola di Luzon. Transitando sopra le caldissime acque del mar delle Filippine, le cui temperature potenziali superano i +30°, la circolazione ciclonica tenderà ulteriormente ad approfondirsi, divenendo con molta probabilità un importante tifone di 3^ categoria, con venti di oltre i 180 km/h e raffiche fino a 200-220 km/h. In mare aperto, le fortissime tempeste in atto, stanno sollevando un impetuoso moto ondoso incrociato, con lo sviluppo di ondate alte fino a 8-9 metri attorno l’area perturbata.

Il tifone "Prapiroon" sul mare delle Filippine

Osservando le ultime immagini satellitari si nota come “Prapiroon”, pur tuttora sprovvisto dell’occhio centrale, abbia assunto le caratteristiche di un giovane ciclone tropicale, con estese bande nuvolose spiraliformi che si avvitano attorno alla profonda bassa pressione, in fase di ulteriore strutturazione. L’ambiente in cui si trova il tifone, molto umido e particolarmente caldo nei bassi strati, con bassi valori di “Wind Shear” in alta quota, è ideale per un rapido approfondimento nel giro di poche ore. L’attività convettiva è piuttosto intensa su buona parte dei lati della circolazione depressionaria, con il continuo sviluppo di imponenti ammassi cumuliformi che alimentano la struttura ciclonica. Fortunatamente, “Prapiroon”, nelle prossime 48-72 ore rimarrà in mare aperto, senza rappresentare alcuna minaccia per le terre emerse. Tra la prossima nottata e la giornata di domani la tempesta sarà costretta a virare più verso nord-nord/ovest e nord, muovendosi molto lentamente sul settore settentrionale del mar delle Filippine, nel tratto di mare a nord-est dell’isola di Luzon. Solo gli arcipelaghi ubicati sul settore orientale dello Stretto di Luzon potranno risentire di una temporanea intensificazione della ventilazione nord-orientale, con forti burrasche da N-NE e NE che determineranno un sensibile incremento del moto ondoso.

Ma le tempeste di vento più violente rimarranno relegate in alto mare, attorno l’occhio centrale del tifone, che si collocherà a nord-est dell’isola filippina di Luzon. Man mano che salirà verso nord “Prapiroon” dovrà fare i conti con un ostacolo, ossia il crescente “Wind Shear” in quota prodotto dalle forti correnti occidentali delle medie latitudini. Difatti, dalla seconda parte di venerdì, il tifone, avvicinandosi ai 25° di latitudine nord, verrà agganciato dall’intenso flusso occidentale che scorre in quota e che esce dall’entroterra cinese. Le forti correnti occidentali, oltre a piegare la tempesta verso nord-est, inietteranno all’interno di essa dell’aria più secca che inibirà notevolmente l’attività convettiva, provocando un suo progressivo indebolimento. L’influsso delle “Westerlies” eviterà che il tifone possa riuscire ad impattare, più direttamente, sulle isole Ryùkyù, che quest’anno hanno dovuto fare i conti con il passaggio di vari super tifoni, imprimendogli una traiettoria maggiormente parabolica verso il Pacifico nord-orientale. Entro la mattinata di sabato “Prapiroon” dovrebbe essere declassato in una tempesta tropicale che si muoverà verso nord-est, sul Pacifico occidentale, transitando a largo delle coste orientali del Giappone. Nel corso del weekend, fra sabato e domenica, i resti della tempesta si convertiranno in una profonda circolazione depressionaria extratropicale che perderà gran parte delle originarie caratteristiche tropicali.