Entrando nel clou della fase di transizione dei Monsoni, sopra le calde acque superficiali dell’oceano Indiano tropicale si vengono a creare le situazioni ideali per la nascita dei temibili cicloni tropicali. Nelle ultime 36-48 ore una nuova depressione tropicale si sta strutturando sopra il settore occidentale del mar Arabico, nel tratto ad est dell’isola yemenita di Socotra e a sud delle coste meridionali omanite. Le ultime immagini satellitari del satellite Meteosat 7, che copre l’oceano Indiano, mettono in evidenza una struttura vorticosa, caratterizzata da una attività convettiva ancora non particolarmente attiva su tutti i settori della circolazione depressionaria, che inizia a chiudersi nei medi e bassi strati. Nelle ultime 24 ore si è notato lo sviluppo di diversi “Clusters temporaleschi” sul tratto di mare ad est di Socotra e sull’area antistante le coste della Somalia. Le bande nuvolose più periferiche, nella parte settentrionale del sistema, vengono agganciate e stirate dal ramo più meridionale della “corrente a getto sub-tropicale”, che in questo periodo inizia a scorrere sopra la penisola Arabica, con massimi di velocità in quota che dalla regione sahariana orientale si muovono verso l’Arabia Saudita, propagandosi verso l’Iran, il Pakistan e l’India.
L’essere lambita dalla “Jet Stream” non dovrebbe deporre ad una rapida intensificazione della tempesta, che comunque rischia di essere promossa fino allo status di tempesta tropicale, con venti medi sostenuti fino ad oltre i 70-80 km/h e raffiche di gran lunga superiori. Tra la giornata odierna e quella di domani la perturbazione tropicale dovrebbe muoversi molto lentamente più verso nord, interessando l’isola di Socotra e le coste meridionali omanite, dove si potranno verificare delle precipitazioni, accompagnate da un rinvigorimento della ventilazione dai quadranti nord-orientali, fra le coste meridionali omanite e le coste settentrionali somale, in prossimità del Puntiland, dove avremo una tesa componente da NE e N-NE. Muovendosi sempre più verso nord il sistema si troverà a fare i conti con l’intenso “Wind Shear” indotto dal passaggio del ramo principale della “corrente a getto sub-tropicale” sulla penisola Arabica. Fattore che rischia di tagliare la modesta circolazione depressionaria tropicale sin dalla nascita, impedendo un suo ulteriore sviluppo, con lo scoppio della convenzione. Di certo l’azione del “Wind Shear” rappresenterà un elemento inibitorio che stopperà l’evoluzione della tropical depression.
Un’altra depressione tropicale, nel frattempo, è nata pure sul settore più meridionale del caldissimo mare delle Filippine, la principale fabbrica di tempeste tropicali e tifoni del pianeta. La cosa un po’ inconsueta riguarda proprio l’area in cui si è originata, sotto i 10° di latitudine nord (dove agisce la forza Coriolis), nel tratto di mare antistante la costa nord-orientale dell’isola filippina di Mindanao, davanti la città di Tandang. La nuova depressione tropicale, nella giornata odierna attraverserà tutti gli arcipelaghi centrali delle Filippine, apportando forti rovesci di pioggia e temporali anche particolarmente intensi e persistenti, in grado di cagionare allagamenti e locali inondazioni. Muovendosi verso nord-ovest, dopo aver scaricato piogge estese e forti temporali sulle Filippine centrali, la perturbazione si dirigerà sopra il caldo mar di Sulu, interessando nella giornata di domani l’isola filippina occidentale di Palawan, ove si attendo forti piogge e un rinforzo della ventilazione nei medi e bassi strati.
La depressione tropicale si muoverà all’interno di un ambiente molto umido e piuttosto caldo, che oltre a stimolare lo sviluppo di una attività convettiva molto profonda favorirà un più rapido approfondimento della circolazione depressionaria, che entro domani potrebbe evolvere in una tempesta tropicale, con venti medi sostenuti fino a 70-80 km/h e raffiche di gran lunga superiori nella parte centrale del sistema. Nei giorni successivi la futura tempesta tropicale tenderà a dirigersi sopra il mar Cinese Meridionale, transitando a nord del Borneo, dove a contatto con le calde acque superficiali, di oltre i +29°C, localmente +30°C, rischia di approfondirsi ulteriormente, cominciando a rappresentare una seria minaccia per le coste vietnamite (generalmente la rotta preferita per le tempeste che si sviluppano a latitudini cosi basse, fra le Filippine e il mar Cinese Meridionale).


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