Terremoto L’Aquila, anche gli esperti si dividono. Martelli e Panza: “sentenza giusta, ecco perchè”

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Anche il mondo scientifico si divide rispetto alla sentenza del processo sul terremoto de L’Aquila. Mentre gran parte degli esperti si dicono stupiti e sbalorditi dalla sentenza, l’ing. Alessandro Martelli, direttore del Centro Ricerche di Bologna dell’Enea, ci ha detto di ritenere “giusta (in tutta la sua severita’) la sentenza di colpevolezza riguardante i membri della Commissione Grandi Rischi” e per esprimere il suo parere in tal proposito, ci ha inviato la lettera che ha inviato sull’argomento alla rivista Nature il 25 maggio 2011, quindi in tempi non sospetti. La pubblichiamo integralmente a corredo dell’articolo, in coda, scaricabile in pdf.
Anche il Giuliano F. Panza, professore di sismologia dell’Università di Trieste la pensa allo stesso modo, e ci ha spiegato che “tutti prima di parlare si dovrebbero documentare in modo esaustivo e non epidermico. In ogni caso penso si debbano attendere le motivazioni“.

Ecco quanto sottolineato dagli studiosi nel Position Statement dell’ISSO:

Alcuni esempi recenti che dimostrano i vantaggi offerti dall’uso del DSHA e del NDSHA

1. Il terremoto dell’Aquila, Italia: 6 aprile 2009 (M=6,3)
La “base di accusa” per la richiesta di rinvio a giudizio della Commissione Grandi Rischi (CGR) in conseguenza delle vittime e dei grandi danni causati da un terremoto di magnitudo definibile “moderata” (6,3) non è “che non è stato promulgato uno stato di allarme”, come è stato ampiamente diffuso da alcune importanti organizzazioni, anche internazionali, ma è che il rischio sarebbe stato comunicato impropriamente e che la pericolosità sismica prevedibile sarebbe stata sottostimata. L’accusa è che, nonostante fosse noto che la pericolosità ed il rischio sismico all’Aquila erano alti, la CGR giunse alla conclusione che un terremoto forte era “improbabile” trascurando quanto era a sua conoscenza ed anche in netta contraddizione e con “tradimento” scientifico delle stesse.

La ripetizione di una situazione come quella summenzionata è inaccettabile. Indipendentemente da quanto sia lungo il periodo di ritorno di un forte terremoto, le conseguenze di un possibile evento sismico devono essere sempre prese in considerazione. In particolare, occorre considerare: (a) l’entità del terremoto più forte che ci si può attendere; (b) l’entità del terremoto più forte che può essere definito su basi scientifiche; o (c) per lo meno l’entità dell’evento storico più forte. Il rischio associato a tali eventi deve essere comunicato alla popolazione in modo che la stessa possa prendere in considerazione il problema.

Se, in occasione del terremoto dell’Aquila, si fosse fatto uso delle stime di pericolosità basate sul NDSHA (esistenti dal 2000), considerando la magnitudo del MCE per la sorgente dell’evento (alla luce delle conoscenze sulla geologia regionale, sulla sismicità storica e sull’analisi morfostrutturale), ciò avrebbe potuto contribuire in modo considerevole alla riduzione degli effetti del disastro.”