Terremoto L’Aquila: con questa sentenza aberrante l’Italia tocca il fondo, è una vergogna senza precedenti

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Franco Barberi, Enzo Boschi, Mauro Dolce, Bernardo De Bernardinis, Giulio Selvaggi, Claudio Eva e Gianmichele Calvi: sono i nomi di 7 grandi esperti del mondo scientifico, specializzati in rischio sismico, oggi condannati dal tribunale di L’Aquila a 6 anni di carcere con l’accusa di omicidio, in quanto non sono stati in grado di prevedere il terremoto del 6 aprile 2009, quando il capoluogo dell’Abruzzo venne devastato da una scossa di magnitudo 6.3. Già, avete capito bene: sei anni di carcere. Non sono mafiosi, serial killer, stupratori, pedofili o altri criminali che in Italia preferiamo lasciare in libera circolazione, ma studiosi, esperti, ricercatori che hanno dedicato la loro vita, come molti altri colleghi, al servizio del loro Paese, formandosi in modo ultra-professionale e mettendo le proprie conoscenze a disposizione della comunità.
Oggi quello Stato li manda in galera, con una sentenza pesantissima: neanche l’accusa aveva chiesto così tanto, si era limitata a chiedere 4 anni di carcere, ma il giudice ha deciso che erano troppo pochi, gli scienziati dovranno stare in cella per 6 lunghissimi anni, sempre che – sia chiaro – questa follia venga confermata anche nei vari gradi di appello previsti dalla legge.
Nei giorni in cui l’Italia sta mandando in galera anche un suo giornalista, facendo discutere il mondo intero per la vergogna del caso-Sallusti, arriva questa nuova pazzia che viene ripresa sulle home page dei principali giornali del mondo: è una vergogna per l’Italia intera, che oggi tocca il fondo, che all’estero viene vista un po’ come quelle dittature medio/orientali o sud-Americane in cui la libertà e lo “stato di diritto” sono solo una lontana chimera.
Le conseguenze dell’aberrante sentenza di oggi sono gravissime:  gli esperti non vorranno più esporsi, tenderanno ulteriormente a emigrare all’estero, dove si possono fare studi senza rischiare di finire dietro le sbarre, e soprattutto assisteremo sempre più frequentemente a deliri, allerte e allarmi, sia nel campo dei terremoti che nel settore meteo, volti a tutelare la propria fedina penale, vista l’abitudine dei nostri giudici che vogliono macchiare la vita dei ricercatori senza alcuna valida ragione. Finché non si manderà qualcuno in carcere per aver previsto un terremoto che poi non s’è verificato. Insomma, come a dire: qualsiasi cosa fai, sei in manette!
I terremoti, lo sanno anche i muri, non si possono prevedere. O meglio, non si possono prevedere con precisione. Si sa bene quali sono le zone a rischio, in cui prima o poi si verificheranno forti scosse. Ma non si può sapere esattamente quando, queste scosse, si verificheranno e con che epicentro preciso. Già, perchè anche pochi chilometri possono fare la differenza. Pochi giorni prima della tragica scossa Aquilana, s’era diffuso un allarme – assolutamente infondato – di una scossa molto forte imminente nella vicina Sulmona. I cittadini scapparono da Sulmona, il sindaco visse ore di ansia, in quanto lo sciame sismico che da mesi interessava l’Appennino centrale aveva mandato in tilt ogni sistema di controllo del territorio e dell’opinione pubblica. Poi l’allarme è rientrato, ma qualcuno invitava il Sindaco ad evacuare tutta Sulmona, magari spostando a L’Aquila i cittadini. Per fortuna quel Sindaco ha deciso di non ascoltare chi gli aveva consigliato quest’assurdità, ma se l’avesse fatto? E se in futuro altri lo faranno, adesso che il sistema – per forza di cose – è destinato a saltare per aria?
L’elemento più sbalorditivo di questa vicenda, è l’esultanza di alcuni cittadini aquilani, di alcuni familiari delle vittime, a cui va il nostro sentito ricordo, e di alcuni politici locali come il sindaco di L’Aquila o l’ex presidente della Provincia, che si dicono “soddisfatti” di una sentenza che “fa giustizia“. Qualcuno addirittura ha detto che “sei anni sono pochi“. Ed è lì che ci si rende conto di quant’è davvero grave il problema della nostra Italia: questa sentenza così scriteriata non è frutto di un giudice isolato e magari un po’ svitato, ma è la risposta a considerevoli pressioni di una parte (probabilmente malata) di opinione pubblica e mass-media che hanno tifato per questo risultato e adesso stanno esultando. Perchè in Italia abbiamo questo spirito, debole con i forti e forte con i deboli. Nessuno, oggi, dice che a uccidere non sono i terremoti, ma le case fatte male. Non ci risulta che una sola persona sia stata condannata per gli abusi edilizi che hanno provocato tutte le vittime di L’Aquila, dove – con costruzioni adeguate, secondo le norme e le tecniche antisismiche – neanche una persona si sarebbe graffiata per una scossa di magnitudo 6.3, che in altri Paesi del mondo fa sì e no il solletico a grattacieli di oltre 200 piani.

Il paesaggio spettrale di Onna, uno dei paesi piu' colpiti dal terremoto del 6 aprile 2009 in Abruzzo

Il vero problema è questo: se si costruisse bene, il dubbio di prevedere i terremoti non si porrebbe proprio, o comunque rimarrebbe confinato al suo aspetto più prettamente scientifico. Perchè intanto la popolazione potrebbe dormire sempre tranquilla, anche se dovessero arrivare scosse devastanti.
Ma in Italia i cittadini preferiscono arrovellarsi per avere la villetta vista mare, perdono giorni a scegliere infissi e maniglie della loro abitazione, stra-fregandosene delle normative antisismiche, senza chiedere e capire se la casa in cui vivono è sicura e reggerebbe a un terremoto e molto spesso, addirittura, scelgono – diventando complici di costruttori senza scrupoli – di pagare di meno e, consapevolmente, avere costruzioni abusive, che non rispettano le normative vigenti e le tecnologie antisismiche, per poi accanirsi contro governanti e scienziati quando una frana gli spazza via casa, o un terremoto ne provoca il crollo. Guai a dirgli che lì non potevano costruire, o che non dovevano costruire in quel modo. Che la loro casa era illegale. Continueranno a cercare colpevoli che non ci sono con un giustizialismo d’altri tempi, per sfuggire alle loro colpe, fino ad esultare per una condanna che manda in carcere degli innocenti!
Ancora peggio, poi, l’ipocrisia di chi oggi esulta per una sentenza così pesante: si tratta proprio delle stesse frange sociali che negli ultimi 10-15 anni sono scese in piazza e hanno fatto le barricate per tutelare il mondo della ricerca… che vergogna!
Forse neanche il fascismo è arrivato mai a tanto, l’Italia oggi ha davvero toccato il fondo dopo secoli e secoli di storia gloriosa e civile. Bei tempi andati di un Paese sempre più isterico e schizzato