Terremoto nel Pollino: il coraggio dello Stato

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Dopo la sentenza di condanna a 6 anni sul terremoto de L’Aquila ci risiamo, siamo in piena crisi. Ma adesso chi aveva voce si è dimesso, o potrebbe aver paura di parlare: sia di preoccupare la gente, sia di tranquillizzarla. In ogni caso sembra che la scienza in Italia debba sempre perdere la partita. Sento fare paragoni tra le ricerche in campo meteorologico e sismico, come se fossero la stessa cosa. E allora perché non buttare nel calderone tutto? I trapianti, i viaggi nello spazio? Non ci sarebbe niente di strano, in un Paese dove si condannano gli scienziati ma ci si rivolge volentieri agli oroscopi.

Invece io pretendo uno Stato che dia le direttive, senza paura. Senza paura della gente e dei magiastrati. La gente della Calabria deve sapere cosa fare, deve essere abituata (dovrebbe esserlo da tempo) alla prevenzione e sapere a perfezione come comportarsi. Ho l’impressione invece che del Sud Italia invece importi meno che del resto d’Italia, ma è molto di moda quando si parla di devolvere fondi o raccogliere voti.

Non c’è bisogno del Sig. Giuliani. Le risposte le voglio dalle Istituzioni, rese in grado di lavorare serenamente. Perché alla fine il lavoro che compiono in campo sismico è enorme, e le competenze ci sono. Sono un cittadino italiano e delle opinioni dei privati cittadini non mi importa se devo salvarmi la vita.

La paura che ci si trovi di fronte a una situazione di pericolo c’è, ma io non sono un tecnico, e non voglio vendere soluzioni. Questa volta non sta a me, né a Giuliani, né a nessuno, sta solo allo Stato essere chiaro e presente. Ci sono troppe emergenze in Italia perché la prevenzione sismica non abbia voce.

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