A Milano, studiosi a confronto per salvare lo squalo dall’uomo

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Via libera al regolamento salva-squali: il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza una risoluzione che vieta tutte le deroghe al finning, pratica che consiste nel tagliare le pinne dello squalo per poi gettarne il corpo in mare. Il provvedimento elimina, pertanto, le eccezioni al divieto europeo attivo dal 2003, che rendevano difficili i controlli su eventuali infrazioni.

Una grande conquista che arriva da Strasburgo proprio mentre è in corso a Milano il 16° congresso dell’European Elasmobranch Association (EEA), la società scientifica che riunisce tutti gli esperti e specialisti europei di squali e affini. L’evento è organizzato da ISPRA, Università Statale di Milano, Comune di Milano, Società Italiana di Biologia Marina (SIBM), Legambiente, con la collaborazione del Comitato “Verdeacqua”. I lavori del convegno vedono la partecipazione di 150 tra ricercatori e studiosi e continueranno sino a sabato 25 novembre. Nel corso delle 4 giornate, si alterneranno dibattiti sul tema, saranno presentate oltre 100 pubblicazioni e proiettato il documentario “Il Gigante e il Pescatore”, vincitore del 39mo Festival Mondial de l’Image Sous Marine.
L’ISPRA si pone come advisor tecnico – scientifico dell’evento grazie alla sua pluriennale esperienza nella ricerca sui pesci cartilaginei ed è attualmente impegnato nel Comitato italiano IUCN (International Union for Conservation of Nature) per la definizione dello status dei condroitti delle acque nazionali e nello Shark Specialist Group, oltre a far parte della rappresentanza europea in seno allo Sharks MoU della Convenzione di Bonn.

Nonostante la comunità internazionale concordi sull’inammissibilità della pratica del finning, l’Unione Europa continua a detenere il primato mondiale per la pesca agli squali. Una consuetudine che comporta lo scarto di circa il 95% dell’animale, ovvero il corpo spinnato e rigettato in mare, potenziale fonte di proteine. Anche per questo il finning è considerato irresponsabile e caratterizzato da un enorme sperpero di risorse. Dai primi anni ’90, il finning è stato vietato da circa 30 Paesi e dall’UE.
Non molto tempo fa, la pesca non regolamentata e normative poco incisive sono state la causa di un forte impoverimento delle popolazioni di squali. I più recenti provvedimenti e le decisioni prese in seno al Parlamento europeo permettono oggi di estendere anche agli squali le azioni di tutela riservate ad altre specie animali.
Non c’è, infatti, tempo da perdere: gli squali, la maggior parte dei quali caratterizzati da crescita lenta, maturità tardiva e scarsa fertilità, sono particolarmente vulnerabili al sovrasfruttamento e hanno una capacità di ripopolamento estremamente bassa. In quanto predatori al vertice della catena trofica, la loro pesca eccessiva può determinare sconvolgimenti e squilibri negli ecosistemi marini.
Ciononostante, i pescatori europei hanno cacciato a lungo gli squali per la loro carne, le pinne, l’olio di fegato e la pelle e una grande quantità di essi è ancora oggi catturata accidentalmente.
Circa un terzo di tutte le popolazioni europee di squalo stimate sono classificate come specie “minacciate”, secondo la Lista Rossa dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN). Stesso pericolo per un altro 20% di esse, mentre i dati sulle rimanenti specie non sono sufficienti a valutarne lo stato di conservazione. In questa infelice lista, spinarolo, smeriglio, squalo angelo, mako a pinna corta e squalo martello, oltre a diverse specie di squali di acque profonde e razze.
Nel 2009, secondo la FAO, i pescherecci europei hanno sbarcato 112.329 tonnellate di squali e razze da tutto il mondo e la maggior parte delle catture ha riguardato la verdesca. Al primo posto la Spagna (62.158 t.), seguita da Francia (19.498), Portogallo (18.614), Regno Unito (5.113), Belgio (1.952) e Italia (1.696).