Estensione-super del manto nevoso tra Europa e Asia: l’inverno comincia a scaldare i muscoli nelle lande siberiane

Come abbiamo avuto modo di anticipare in un precedente articolo, sulle terre euro-asiatiche l’inverno sta cominciando a scaldare i motori, con l’avvio del processo di raffreddamento “pellicollare”, che caratterizza il mese di Novembre. Durante il tardo autunno e il periodo invernale le sterminate pianure, gli altopiani e le immense steppe, tra la Siberia, il Kazakistan, la Mongolia e le altre ex Repubbliche Sovietiche dell‘Asia centrale, a nord del mar Caspio, sono interessate da un forte raffreddamento dello strato d’aria prossimo al suolo. Questo consistente raffreddamento, meglio noto anche come “raffreddamento pellicolare”, è causato da una serie di fattori, fra cui l’aria secca, la consistente riduzione della luce solare durante il giorno e la lontananza dell’azione mitigatrice di un mare o un oceano. In alcune zone della Siberia centro-orientale, tra Dicembre e Gennaio, possono raggiungersi normalmente anche i -50° -60°, come nella Repubblica di Jacuzia.

Il notevole innevamento in atto sul continente asiatico, si notano le differenze di espansione del manto nevoso rispetto al Novembre 2011 (credit NOAA)

Si viene cosi a sviluppare uno strato di aria gelida e molto pesante, vicino al suolo, con uno spessore limitato ai 1000-2000 metri, che origina il famoso anticiclone termico “russo-siberiano”, ossia una vasta zona di alta pressione di origine prettamente fredda, strutturata solo nei bassi strati. Di solito l’anticiclone termico “russo-siberiano” non porta sempre bel tempo, come erroneamente si pensa. A differenza dei tradizionali anticicloni dinamici (vedi quello delle Azzorre), essendo strutturato solo agli strati più bassi della troposfera, l’alta pressione russo-siberiana può portare tempo brutto, con forti venti e nevicate, a causa del passaggio di aree cicloniche o gocce fredde, più o meno profonde, in quota, che approfittando dei bassi geopotenziali alla quota di 500 hpa, si sganciano dalla regione artica, dove agisce il vortice polare, e si fiondano nel cuore delle steppe siberiane, kazake e mongole, apportando crude fasi invernali. Inoltre negli anticicloni termici l’aria fredda fa diminuire più velocemente la pressione con la quota e quindi favorisce la formazione di aree cicloniche in quota. Proprio quello che sta iniziando a verificarsi in queste ultime settimane nelle sterminate lande siberiane. Quel che stupisce maggiormente è l’estensione del manto nevoso sul continente asiatico, che in queste due ultime settimane ha ricoperto gran parte dell’Asia settentrionale.

Estensione del manto nevoso sull'emisfero boreale (credit NOAA)

Solo che a differenza del Novembre scorso tale estensione ha riguardato maggiormente il comparto orientale del continente, in particolare la Siberia centro-orientale, il nord della Mongolia e la Cina nord-orientale, nella Manciuria, dove la copertura si è estesa fino alle coste dell’estremo oriente russo, affacciate al settore settentrionale del mar del Giappone. Da segnalare anche la presenza dei primi accumuli di neve fresca al suolo anche nel nord-est della steppa del Kazakistan, non lontano dal confine siberiano. Tralasciando le aree costiere della penisola di Kamchatka, si può dire che l’intera Asia settentrionale è stata ricoperto da un manto nevoso, non molto spesso, ma che tenderà a ghiacciarsi e a rimanere al suolo fino alla prossima primavera, prima dell’arrivo del disgelo, tra fine Aprile e il mese di Maggio. Ciò consentirà una notevole espansione delle aree soggette al cosiddetto “effetto Albedo”, il quale contribuirà ad inasprire il processo di raffreddamento, durante le lunghe notti tardo autunnali e invernali, salvo l’intromissione di fattori esterni, come avvezioni calde nei medi e bassi strati, che potrebbero turbare tale raffreddamento, andando a scalfire le intense inversioni termiche che si originano sopra l’altopiano della Siberia centro-orientale.

Finora, il vortice polare troposferico disturbato dai frequenti “forcing” (avvezioni calde inserite dentro ampie onde anticicloniche sopra il Pacifico settentrionale e il nord Atlantico) ha di sicuro agevolato questa rapida espansione dell’innevamento sulle terre euro-asiatiche. La buona estensione del manto nevoso depone di sicuro a favore di un buon potenziale per la futura stagione invernale, specie nei periodi in cui, con la “QBO” in posizione negativa, prevalgono i flussi anti-zonali (o retrogradi), con l’iniezione delle gelide masse d’aria fredde polari continentali fino al cuore del vecchio continente. Ma il buon innevamento delle lande siberiane non è mai sinonimo di inverni rigidi. Ciò dipenderà solo ed esclusivamente dallo stato di salute del vortice polare, sia in sede troposferica che nella bassa stratosfera. Le sorti dell’ormai imminente inverno 2012/2013 dipenderanno proprio da esso e dai vari fattori che determineranno eventuali disturbi (“forcing” troposferici o un evento di “stratwarming).