Il dissesto idrogeologico in Italia costa un miliardo e mezzo di euro l’anno

MeteoWeb
Immagine d'archivio

E’ di oltre 69,5 miliardi di euro il danno subito dall’Italia dal 1962 al 2011 per frane, alluvioni, valanghe, somma che tiene conto dei danni materiali e che tenta anche di quantificare i danni per perdite umane e feriti. Ogni anno, inoltre, il danno da dissesto idrogeologico nel paese, per le emergenze affrontate, e’ di 1,4 miliardi di euro. La cifra e’ contenuta nel ‘Rapporto generale sulle Acque: obiettivo 2020′, presentato stamani da Federutility a Firenze in un convegno dedicato a dissesto idrogeologico ed emergenze idriche nell’era dei cambiamenti climatici. Lo studio ha anche evidenziato che quasi il 10% del territorio italiano (29.517 chilometri quadrati) e’ a rischio idrogeologico, in particolare il 4,1% e’ soggetto ad alluvioni mentre il 5,7% a frane e valanghe. E per azzerare questo rischio, viene evidenziato nel rapporto, servono 44 miliardi di euro. Quanto all’emergenza idrica, risulta che ogni anno in Italia il territorio riesce a ‘trattenere’ 50 miliardi di metri cubi sui 300 miliardi di metri cubi di acqua proveniente da precipitazioni. L’utilizzo della risorsa idrica che viene ‘captata’ e immessa nel ciclo, e’ comunque intenso – il 78% – maggiormente al Nord e in agricoltura. ”Il rapporto cerca di avere una visione integrata della gestione della risorsa idrica – ha spiegato il direttore di Federutility, Adolfo Spaziani -. Il problema e’ l’utilizzo della risorsa. Le leggi in Italia arrivano, ci sono, il problema e’ che spesso mancano i soggetti attuatori, ci sono sovrapposizioni di ruoli e mancano le risorse”. ”Continuare a parlare di questi temi – prosegue Spaziani – senza allocare le poche risorse disponibili in un momento di crisi economica e’ un errore, per cui poi andiamo a gestire con la protezione civile i disastri. Questo dobbiamo cambiare: bisogna puntare sulla prevenzione la prevenzione. Gestiamo anche bene le emergenze, ma la prevenzione sul territorio e’ la cosa principale”. Tra le conclusioni dello studio si evidenzia il ”bisogno di un sistema di gestione industriale dei servizi” idrici ”dotato di normative e tariffe univoche e stabili per impostare in tutta certezza programmi di sviluppo” e si auspica maggiori integrazione e coordinamento tra gli enti preposti alla gestione dell’acqua.