In Afghanistan diminuisce la produzione di oppio a causa delle avverse condizioni meteo

La superficie coltivata a oppio è aumentata del 18% in Afghanistan, ma la produzione è diminuita del 36% a causa di malattie alla pianta e di cattive condizioni meteorologiche. E’ quanto di legge nel rapporto annuale dell’Ufficio Onu per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (Unodc). Sono 154.000 gli ettari coltivati a papavero di oppio nel Paese, in particolare nel sud e nell’ovest del Paese, mentre la produzione si è attestata su 3.700 tonnellate. “L’alto prezzo dell’oppio è la principale causa dell’aumento delle aree coltivate”, ha precisato in un comunicato Yuri Fedotov, direttore dell’Unodc. E sempre il prezzo elevato dell’oppio “rischia di incoraggiare nuovi agricoltori ad cominciare o a riavviare la produzione di papavero durante la prossima stagione”, si sottolinea nel rapporto. L’ufficio delle Nazioni Unite ha quindi sollecitato un maggior impegno nella lotta contro la produzione di oppio da parte della comunità internazionale, in collaborazione con le autorità afgane. Le principali regioni produttrici di oppio, in particolare la provincia meridionale di Helmand, sono quelle dove più intense risultano le attività dei ribelli, confermando così “il legame tra insicurezza e coltura dell’oppio” registrato a partire dal 2007. Secondo funzionari Usa e afgani, i talebani incassano almeno 100 milioni di dollari l’anno tassando il mercato illegale dell’oppio. L’Afghanistan è il primo produttore di oppio, responsabile di circa il 90% della produzione mondiale.